Procida slow, un'altra isola è possibile

di Giuseppina De Rienzo

Un’altra isola è possibile. L’intento della nuova giunta e dei provvedimenti presi di recente è proprio quello di riconsegnare Procida agli isolani, e a chi, amandola, ha scelto di frequentarla, viverla come approdo di un’antica bellezza, quella rara primitività che geneticamente le appartiene.



Di qui l’urgenza di preservarla, per quanto è possibile, da quei contagi della modernità che non hanno risparmiato né Capri né Ischia. Allora: innanzitutto rispetto dell’ambiente, delle tradizioni, di quel patrimonio culturale che ancora vanta, nonostante tutto, un’architettura straordinaria, e un tempo interiore capace di ripresentarsi vivo e immutato se solo gli si consente di riaccenderne il ritmo. Non a caso, uno degli obiettivi della nuova giunta è guerra aperta contro traffico e smog.



Uno stretto giro di vite ai divieti di circolazione già sperimentati dalle amministrazioni precedenti, anche se in maniera più lieve e meno dilatata nel tempo. È anche possibile che le severe delibere di oggi sembrino addirittura una pretesa, un’operazione impossibile da realizzare: far sparire per magia la folla di veicoli che transitano per l’isola.



Eppure, a ben pensarci, Procida ha una sua collaudata capacità di diventare invisibile. Lo fa ogni giorno, e in ogni stagione. Accade negli spacchi della controra, quando in silenzio, e per mutuo accordo, decide di mettersi da parte lasciando in primo piano il fruscio delle onde, e il respiro del mare.



Sono i procidani a scomparire. Non Procida. L’isola è semplicemente in stand-by. Si ferma, tanto da apparire disabitata. Chi la attraversa in quei momenti, stenta a credere che possa essere così densamente popolata. Misteriosa e abbagliante, lei invece sta rivendicando il diritto al letargo.



Sbarrandosi dietro i portoni. Dietro il profumo dei suoi giardini saraceni. Perciò l’obbligo di fare a meno di macchine, moto e motorini in certe ore, può diventare un modo di riappropriarsi del territorio, riutilizzarlo (senza volerlo) secondo l’originaria divisione in grancìe (dal francese grange: chiesa o convento con podere annesso).



In uno spazio di scarsi quattro chilometri di terra, l’isola - da sempre divisa in nove contrade - conserva facce e dialetti diversi: Terra Murata, Corricella, Sent'cò, Marina Grande, San Leonardo, Santissima Annunziata, Sant'Antuono, Sant'Antonio, Chiaiolella, dove ogni grancìa mantiene una sua identità, non solo nei tratti ma nella lingua, che di volta in volta cambia vocali e intonazione.



Scegliere allora di percorrerla a piedi in certe ore, può anche non essere una costrizione, ma contatto diretto, quasi fisico, con stradine e muri, l’opportunità di contribuire (senza saperlo) a ridisegnare quella Procida - moderna e insieme arcaica - che ci sopravvive.
Sabato 1 Agosto 2015, 18:54



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