Meredith, Sollecito al Tg1: «Nessuno mi crede. C'è un deserto probatorio contro di me»

ROMA - «Nessuno mi crede e non capisco il motivo. Contro di me c'č un deserto probatorio». Lo dice in un'intervista al Tg1 Raffaele Sollecito affermando di ritenere «amareggiante e drammatico» il fatto di esser stato condannato per un movente «che č noi quella sera non avevamo cosa fare e abbiamo ucciso.»



«Io non so cosa è accaduto quella sera - ha aggiunto il giovane condannato a 25 anni per la morte di Meredith Kercher - io ero a casa mia e non è compito mio cercare di capire e trovare la verità su questo».



Sollecito ha poi ribadito che «nessuno mi ha mai chiesto di poter essere interrogato: sono loro che me lo devono chiedere e questa cosa non è mai successa».



Il giovane esclude poi di esser andato in Austria per fuggire. «Sarò un illuso, io mi aspettavo una assoluzione e quando ho sentito la sentenza la prima cosa che ho fatto è tornare in Italia».



Ora non resta che la Cassazione, poi potrebbero aprirsi le porte del carcere. «Sarebbe un inferno - conclude - preferisco non pensarci».
Lunedì 3 Febbraio 2014, 21:49
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