ROMA (12 maggio) – Delitto di via Poma, l'amico smentisce Busco, mentre l'amica del cuore di Simonetta parla della relazione tra la Cesaroni e l'indagato non come un di un rapporto burrascoso. Durante l'udienza del processo che vede l'ex fidanzato imputato per l'omicidio della ragazza, sono stati gli amici comuni della coppia oggi a testimoniare. «Il loro rapporto sentimentale non era burrascoso» come l'ha definito la madre della ragazza, hanno raccontato.
«Lei era molto innamorata, viveva la storia più intensamente, lui meno», ma «Raniero non era violento; era un ragazzo normale, come tanti». Sul banco dei testimoni è salita anche Donatella Villani, amica 'del cuorè di Simonetta. A lei scriveva lettere-diario per parlare delle sue pene d'amore; a lei è stato chiesto di darne un'interpretazione. «Venti anni fa - ha detto la Villani - quella relazione con Raniero a lei sembrava una cosa grossa. Col senno di una quarantenne dico che era una storia che lei viveva più intensamente e lui meno. Sono sicura che se oggi Simonetta fosse ancora qui e rileggesse quelle lettere, l' avrebbe vista in maniera diversa. Allora era una ragazza che soffriva per amore; ma di un amore che lei sentiva non corrisposto».
Durante l'udienza è caduto anche il primo alibi di Raniero Busco quello secondo il quale, come lui raccontò, il 7 agosto 1990, al momento della morte della sua fidanzata, si trovava in compagnia di un amico. E a smontarlo sono state proprio le parole del suo amico Simone Palombi. «Quel giorno - ha detto Palombi ai giudici della III Corte d'assise - accompagnai la mia famiglia perchè la sorella di mio padre, che era suora, stava per morire. Partimmo la mattina per andare al Convento di Vallecorsa, da dove ripartimmo verso le 17:30. Arrivammo a Roma verso le 19, e non ricordo se in serata andai al bar dove c'incontravamo con la comitiva».
Qualche anno dopo, Busco disse che il giorno dell'omicidio era nel garage di casa sua; ma su questa 'versionè si dovrà attendere la testimonianza in aula di chi è in grado, secondo la difesa, di confermarlo. Ritornando a Palombi, il giovane è stato anche sentito su quanto avvenuto il giorno dopo l'omicidio di Simonetta. «Fu la radio ad informarmi dell'omicidio. Nel pomeriggio andai a casa di Raniero - ha detto - Quando la polizia mi cercò, infatti, io ero con lui. Non ricordo se scambiammo qualche parola sul fatto; fummo insieme per poco tempo perchè arrivarono subito i poliziotti. Certo, lui era addolorato».
L'udienza si è aperta con due interviste, una a Busco e una a Pietrino Vanacore (il portiere di via Poma morto suicida il 9 marzo scorso), rilasciate a fine agosto 1990 e trasmesse in tv nel 2007. Importante quella a Vanacore, il quale si sofferma tra l'altro sulla figura di Salvatore Volponi, datore di lavoro di Simonetta Cesaroni alla Re.Li. Sas, il quale, in base a quanto riferito in passato da Paola Cesaroni, la sera dell'omicidio disse di non sapere dove si trovasse l'ufficio dell'Aiag dove fu trovata morta Simonetta. Facendo proprie le parole della moglie, Vanacore nell'intervista dice: «Un pomeriggio ho visto Volponi passare per andare negli uffici e poi indicare a due stranieri dov'era l'ufficio dell'associazione». Cosa, questa, che smentirebbe la sua “non conoscenza” del posto. Raniero Busco, alle telecamere racconta come ha conosciuto l'allora sua fidanzata, che ricordo ha di lei, e precisa che il giorno dell'omicidio non era con Simonetta.