ROMA (29 luglio) - All'interno della cosiddetta P3 il senatore Marcello Dell'Utri rivestiva un «ruolo centrale». È quanto avrebbero accertato gli inquirenti che
indagano sugli «affari» della cosiddetta società segreta. All'esponente politico del Pdl, per il peso politico ricoperto attualmente e in passato, avrebbero fatto riferimento Denis Verdini e gli altri soggetti coinvolti nell'inchiesta.
La procura sta cercando di ricostruire il ruolo di Dell'Utri il quale, secondo quanto si è appreso, non è socio di nessuno, non ha prestanome e non risulta interessato ai progetti dell'eolico in Sardegna. Non a caso Dell'Utri è indagato solo per violazione della legge Anselmi sulle società segrete e non anche per corruzione, quest'ultimo reato contestato agli indagati coinvolti anche negli accertamenti su nomine ed appalti relativi all'energia alternativa in Sardegna.
I pm non hanno intenzione di convocare il premier. I magistrati romani che indagano sulla P3 non intenderebbero convocare come testimone il premier Silvio Berlusconi. Tale circostanza non era stata esclusa dall'avvocato Franco Coppi, difensore di Denis Verdini, a proposito dei chiarimenti sul presunto dossier confezionato per screditare, in sede di campagna elettorale, l'attuale governatore della Campania Stefano Caldoro.
L'appellativo "Cesare" utilizzato anche per altre persone. Lo pseudonimo "Cesare", si apprende da ambienti della Procura di Roma, nelle conversazioni telefoniche intercettate era usato da alcuni indagati anche per indicare altri soggetti, mentre da un'informativa dei carabinieri sembrava fosse uno pseudonimo utilizzzato per indicare il presidente Silvio Berlusconi. In ogni caso, è stato fatto notare, i riferimenti a "Cesare" non hanno rilevanza penale.
Lascia intanto la magistratura Antonio Martone, l'avvocato generale della Cassazione il cui nome ricorre nelle carte dell'inchiesta della procura di Roma sulla cosiddetta P3.
Il plenum del Csm lo ha collocato in pensione accogliendo la richiesta che lui stesso aveva presentato all'indomani delle notizie sulla sua partecipazione nell'incontro a casa del coordinatore del Pdl, nella quale si sarebbe discusso di un tentativo di avvicinamento dei giudici della Consulta che dovevano decidere sul Lodo Alfano.
Un provvedimento che cade proprio nei giorni in cui si torna a parlare di Martone sempre con riferimento all'inchiesta romana: nell'ordinanza con la quale il tribunale del riesame ha confermato il carcere per Flavio Carboni e Paquale Lombardi, si dice che quest'ultimo, dopo l'esclusione della lista del Pdl alle elezioni regionali nel Lazio suggerì all'onorevole Ignazio Abrignani di rivolgersi a Martone per risolvere il problema.
Il plenum, approvando un emendamento del togato del Movimento per la giustizia Mario Fresa, non gli ha conferito il titolo onorifico di procuratore generale aggiunto della Cassazione, che viene attribuito abitualmente ai magistrati del grado di Martone quando vanno in pensione.