ROMA (31 luglio) - «Nessuno è più di me consapevole dell'importanza decisiva dell'affermazione e del consolidamento di rigorose regole deontologiche per i magistrati e per gli stessi componenti del Consiglio»: lo ha detto il presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano, parlando nella cerimonia di commiato dai componenti del Csm uscenti e di saluto a quelli entranti. «A ciò - ha proseguito - si potrà dedicare con la necessaria ponderazione il nuovo Csm anche alla luce di vicende recenti, di ampia risonanza nell'opinione pubblica, e di indagini giudiziarie in corso, di fenomeni di corruzione e di trame inquietanti che turbano e allarmano, apparendo essi, tra l'altro, legati all'operare, come ho di recente detto, di "squallide consorterie", delle quali tuttavia spetterà alla magistratura accertare l'effettiva fisionomia e rilevanza penale».
«Decisioni condizionate da logiche diverse colpiscono la credibilità dei magistrati». «Già nella risoluzione adottata dal Csm il 20 gennaio di quest'anno - ha detto Napolitano - si è mostrata consapevolezza della percezione da parte dell'opinione pubblica che, "alcune scelte consiliari siano in qualche misura condizionate da logiche diverse, che possono talvolta affermarsi, pratiche spartitoriè rispondenti ad interessi lobbistici, logiche trasversali, rapporti amicali o simpatie e collegamenti politici". Bisogna alzare la guardia nei confronti di simili deviazioni e di altre che finiscono per colpire fatalmente quel bene prezioso che è costituito dalla credibilità morale e dall'imparzialità e dalla tezietà del magistrato».
«Contrastare oscure collusioni di potere». «Regolare in modo, per vari aspetti nuovo e di certo più restrittivo, l'impiego del magistrato in funzioni diverse da quelle sue proprie e il suo transitare all'attività politica così come il rientrarne nella carriera giudiziaria; contrastare decisamente oscure collusioni di potere ed egualmente esposizioni e strumentalizzazioni mediatiche, a fini politici di parte o a scopo di "autopromozione" personale - questi già appaiono riferimenti obbligati per le discussioni e le deliberazioni che potranno aver luogo nel Csm neoeletto».
Mancino: abbiamo sempre difeso la giustizia. Nel suo intervento di commiato al Csm, Nicola Mancino ha ricordato con orgoglio, quanto è stato fatto negli ultimi quattro anni, rivendicando anche che negli scontri tra politica e giustizia l'obiettivo delle toghe è sempre stato quello di difendere la propria autonomia. Inoltre, Mancino ricorda: «Abbiamo voluto circoscrivere solo parzialmente, riuscendoci, modi, tempi e limiti delle cosiddette pratiche a tutela della imparziale funzione giudiziaria e dell'autonomo e indipendente esercizio dell'attività giurisdizionale del singolo magistrato». Un consiglio al futuro Csm è quello di pensare ad un'elezione con un meccanismo simile a quello della Consulta: e, in caso di separazione delle carriere, uno dei due Csm non sia presieduto dal ministro della Giustizia.
A breve il calendario delle nuove audizioni di testimoni. Week end di riflessione per gli inquirenti romani che indagano sulla P3 e analisi degli elementi raccolti alla luce degli interrogatori di questa settimana, ultimo in ordine di tempo quello del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, indagato per la violazione della legge Anselmi sulla costituzione di società segrete. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli hanno fatto oggi un punto della situazione riservandosi ulteriori appuntamenti per valutare se ci siano altre posizioni che debbano comportare iscrizioni nel registro degli indagati. Allo stesso tempo i magistrati starebbero mettendo a punto il calendario dei prossimi interrogatori, che dovrebbero poter far luce su alcuni aspetti dell'inchiesta. Alcuni appuntamenti sono già fissati, come quello del governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, convocato in qualità di persona informata dei fatti in programma lunedì prossimo. Per la prossima settimana sono già convocati, per una audizione nella veste di testimoni, il capo dell'ispettorato del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller, dell'ex avvocato generale della Cassazione Antonio Martone e dell'ex presidente della Corte di cassazione Vincenzo Carbone. Ulteriori convocazioni dovrebbero partire da lunedì prossimo.
Napoli: pm Capaldo manipola la giustizia. Il vice capogruppo del Pdl alla Camera, Osvaldo Napoli, attacca il pm di Roma Giancarlo Capaldo, che indaga sulla P3. Napoli polemizza sulla frase di Capalbo secondo cui «per combattere, la magistratura ha bisogno del Paese dietro di sé. Il magistrato può combattere in quanto il paese è con lui, in quanto abbia il consenso del paese per fare cose anche sgradite, anche dolorose, anche difficili». Una frase che ha fatto scattare l'attacco di Napoli: «A parlare così - dice - non è il sostituto Antonio Di Pietro o Piercamillo Davigo, nel 1994, ma è il sostituto della procura della Repubblica di Roma, Giancarlo Capaldo. Fa una certa impressione, sedici anni dopo Tangentopoli, sentire un magistrato che fa appello al Paese. Ma in un Paese normale perché mai un magistrato, che non è eletto da nessuno, si preoccupa di avere il consenso del Paese? Un magistrato non deve "combattere", amministra la giustizia con scrupolo e applica le leggi, e non si cura se le cose che fa sono gradite o sgradite, dolorose o liete, semplici o difficili. Di passaggio: il pm Capaldo indaga sulla cosiddetta loggia P3 che tanto "turba e allarma". Voglio sperare che anche le parole del pm Capaldo siano fonte di "turbamento e allarme". Se in qualche luogo alberga l'idea di mettere in piedi la replica di Tangentopoli, faccio notare che sarebbe fuori tempo e fuori luogo. Il Paese capisce: gli italiani il consenso lo danno a chi si candida e mette la propria faccia. Non certo a Capaldo o a chi "manipola" la giustizia a fini di lotta politica».