Fantasmi al Museo Archeologico, arrivano
i «ghostbuster»/La sagoma della bimba

di Paolo Barbuto

NAPOLI - Tra qualche settimana al Museo Archeologico Nazionale arriveranno i cacciatori di fantasmi, i «ghostbusters», con le loro apparecchiature avveniristiche e i rilevatori di presenze sovrannaturali: daranno la caccia al fantasmino di una bambina che, dicono, si aggira nell’ala dove attualmente sono in corso i lavori di ristrutturazione.



I «ghostbusters» non arrivano per caso né per diletto: dietro questa storia non ci sono ragazzetti che giocano alle sedute spiritiche. Gli esperti di presenze sovrannaturali sono stati chiamati, in gran segreto, da un architetto romano che lavora al ministero dei beni culturali, e non crede ai fantasmi. Anzi non ci credeva, finché non gli è capitato di fotografarne uno. Adesso, anche se siete diffidenti sull’esistenza degli spiritelli, mettetevi comodi perché c’è anche un lungo antefatto a questa singolare vicenda, e risale a qualche mese fa.



Oreste Albarano nel suo ufficio di Roma è alle prese con la quadratura del cerchio dei lavori al Museo archeologico nazionale di Napoli: architetto del ministero dei beni culturali, nominato responsabile del cantiere partenopeo, cerca di portare a compimento l’opera aggiornando i progetti e cercando fondi. Una telefonata lo interrompe, verso l’inizio della scorsa primavera: «Architetto qui c’è un problema. Dicono gli operai che nel cantiere succedono cose strane, che ci sono gli spiriti. Che dobbiamo fare?».



Per affrontare il problema, l’architetto monta sul primo treno e corre a Napoli: «Ragazzi - spiega ai lavoratori - non esistono gli spiriti. Mettetevi al lavoro». E a nulla valgono le proteste e i racconti degli operai: la carriola che si piega su un fianco e cade all’improvviso, non certifica la presenza di un fantasma; un secchio che doveva essere pieno d’acqua ed è stato ritrovato vuoto, non attesta l’intervento di un ectoplasma; gli attrezzi da lavoro che erano stati lasciati a destra e sono stati ritrovati a sinistra, non danno certezze del passaggio del «munaciello».



Quel giorno l’architetto Albarano decide di scattare qualche foto: utile per certificare lo stato di avanzamento dei lavori. Lo fa con il cellulare perché non sono documenti ufficiali, servono solo come promemoria. Quando, dieci giorni dopo, l’uomo nominato dal ministero trasferisce le fotografie dal cellulare al computer si accorge che in uno scatto c’è qualcosa di strano (l’immagine la vedete pubblicata qui di fianco) ma non pensa al sovrannaturale: «Per piacere, il cantiere è pericoloso, non portateci i vostri bambini. È rigorosamente vietato», strepita al telefono.



Dall’altro lato restano attoniti «quali bambini, dottò? Qua nessuno porta i bambini». Per farla breve, dopo un lungo battibecco si decide di esaminare meglio quella foto: sullo sfondo c’è qualcosa che assomiglia vagamente a una bambina ma non è certamente la figlia di uno degli operai e, probabilmente (almeno così la pensa l’architetto Albarano), è semplicemente il frutto di uno strano gioco di luci.



Però qualcuno lo convince a rivolgersi agli esperti («non gente qualunque, importanti docenti universitari», spiega Albarano nell’intervista che leggete in questa stessa pagina) che hanno un sussulto e confermano: quella foto ha immortalato uno spiritello. È in quel momento che scatta l’organizzazione ufficiale. Viene, innanzitutto richiesto l’originale dello scatto per verificare che non si tratta di un fotomontaggio: c’è la prima conferma, nessuna manomissione.



Poi parte la fase organizzativa: «Quando possiamo venire a fare esperimenti sul campo? È tutto a spese nostre, naturalmente». L’architetto Albarano tentenna, lascia passare un po’ di tempo, ha paura del caos che può scaturire dalla vicenda, poi decide: «Venite a settembre, dopo l’estate». Settembre si sta avvicinando, i «ghostbusters» sono in arrivo.





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Lunedì 22 Agosto 2011, 09:34
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