Omicidio Vassallo, la rabbia di Roberti:
«Riusciremo a trovare killer e mandante»

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SALERNO - Tra due giorni sarà un anno che Angelo Vassallo non c’è più. E sarà un anno di lunga, faticosa, inutile caccia al suo assassino. Di lui si sa soltanto che agì protetto dall’oscurità e che sapeva sparare.

Non è necessariamente un killer professionista, ma di certo uno che impugna agevolmente la pesante e ingombrante calibro 9, la pistola di polizia e carabinieri, e mette a segno sette colpi su nove. Sembra facile ma non lo è, se non lo hai già fatto. E perciò l’assassino lo aveva già fatto. Poi il buio.

Un anno dopo Franco Roberti, capo della Procura di Salerno, ne parla con rabbia e con dolore. E promette: «Questo fascicolo non sarà chiuso mai. Indagheremo fino a quando non li troveremo: chi ha sparato e chi lo ha mandato».

Un anno fa sembrava che la verità sull’omicidio del sindaco pescatore fosse a portata di mano ma è andata diversamente. Perché?
«Sulla strada abbiamo trovato difficoltà impreviste e imprevedibili, alcune legate alle modalità dell’omicidio, altre al contesto».

Che però non è un contesto di camorra.
«Appunto. Nel Cilento non c’è criminalità violenta. Ma da questo a dire che non c’è mafia ce ne passa. Sin dai primissimi giorni abbiamo avvertito la carenza di un quadro aggiornato della situazione criminale, per carenza di controlli investigativi. E questa situazione di scarsa conoscenza ha pesato molto nella fase di avvio delle indagini».

A cosa si riferisce?
«Ai radicamenti mafiosi, con i relativi investimenti, e al commercio di stupefacenti e ai relativi responsabili, che letteralmente dilagano in quelle zone, specialmente nel periodo estivo».

E non si sapeva? «No. Le indagini sull’omicidio non ci hanno, finora, portato alla scoperta dei responsabili ma ci hanno consentito di sollevare il velo su una miriade di attività criminali che sino a quel momento era sfuggite agli apparati investigativi».

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sabato 3 settembre 2011 - 09:56
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