La calda notte di Selen a Bacoli
da pornodiva a stella dei dj

di Pietro Treccagnoli
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NAPOLI - Alla Spiaggia Romana del Fusaro hanno visto ben altre Messaline. E nelle bollenti notti d’estate, tra mare e lago, di fanciulle ben in fiore che sculettano sui vertiginosi tacchi a spillo, ne circolano a iosa tra i prati, attorno alla piscina, al riparo dei tendoni, sui divani e sotto il palco del Nabilah, mentre Dj Selen si esibisce alla console.
Selen, Selen, Selen? E sì, lei, l’ex pornostar che ha scatenato le fantasie sessuali dei giovani degli anni Novanta, tra un’«Orgia di compleanno» e i «Colpi di pennello» con dentro un po’ di «puledre in calore» e «Signore scandalose di provincia». Nella sua disinibita filmografia, insieme a una «Selen Superporca», spicca anche una «Sceneggiata» diretta da un Mario Salieri, che non sarà stato Mozart, ma faceva agitare le bacchette.

Be’, l’altra notte, la reginetta lunare del porno (anche a strisce, se ricordate), che da una dozzina di anni ha abbandonato i set hardcore e da due anni ha preferito agitare i corpi, sparando il lounge melodico, ha fatto tappa a Bacoli (dopo la Sardegna, la Romagna e la Versilia) per il tour «Shout on the beach». Il Tirreno e il lato B di Torregaveta ben illuminato facevano da sfondo, con i clip che spuntavano dagli schermi più insoliti, Selen (45 anni presi di petto, dichiaratamente non naturale) è andata avanti fino alle quattro. Sul palco era salita a un quarto alle due, dopo una rapida cenetta e un corroborante mojito.

In questi casi basta farsi vedere, e che altro pretendete?, muoversi un po’ più del pubblico che ancheggia più che ballare, scola bottiglie di vodka e champagne e stappa lattine di Red Bull, è sufficiente mostrare appena spalle e testa con la capigliatura nera stretta tra le cuffie. C’è poco da vedere e far vedere. Non resta che la bocca per rimembranze orali, che persino Wikipedia vanta come una specialità dell’ex-diva a luci a rosse che fu. Per la cronaca e per chi non l’ha vista da vicino, Selen indossava un vestito corallo, sufficientemente scollato, e un paio di scarpe aperte di raso grigio con una fibbia Swarovsky.

Il pubblico del Nabilah è fatto di habitué, a suo modo selezionato e con una spiccata propensione al consumo rapido e compulsivo. Ce ne sono ancora, in tempo di crisi conclamata. Beati loro. Vanno al Fusaro, a prescindere. C’è Selen o ci sono i Planet Funk va bene lo stesso. Chissà quanti hanno conosciuto la neo-dj quando faceva girare ben altro. Per loro conta il posto, perché in pochi anni il beach club s’è guadagnato le stellette di tappa imperdibile per il popolo della notte. Chi è riuscito a entrarci per la prima volta ne approfitta per immortalarsi con la fotocamerina digitale davanti alla grande scritta bianca. In un sabato di afrori settembrini saranno stati un migliaio, i napoletani e i campani che per scatenarsi hanno quasi aspettato l’alba. La musica era quella giusta per queste occasioni. Selen ci ha dato dentro con i successi più commerciali della stagione, Bob Sinclair a palla e, ovviamente, il suo «The Star of the night», un pezzo che, se andate a scovarlo su YouTube, è corredato da un video in cui la diva ci fa e ci è, continuando a usare il passato come una merce spendibile, anche se finge di rinnegarlo: vestita da infermiera impugna un siringone o in sottoveste nera ammicca e si accarezza tra lenzuola rosse.

Prima della rovente esibizione, passata a infilare una hit dietro l’altra, Selen (al secolo Luce Caponegro) non ha esitato a concedersi per due chiacchiere. Stando al gioco. Chi volesse usare il suo passato come un randello è smontato da un sorriso e da una dimistichezza collaudata nel fronteggiare battute di sottile maschilismo. Una come lei è rotta a ben altro che al pecoreccio spicciolo.

«Dopo quattro anni passati a fare la mamma» spiega «ho deciso si tornare nel mondo dello spettacolo». E racconta che la sua vocazione musicale è nata per caso: «Dopo aver dedicato tutta me stessa ai compiti materni, perché sono una vera chioccia, vecchio stampo, per ritornare a vivere, vedere gente, mi divertivo a organizzare cene a casa, tra amici, con sottofondo musicale. Be’, proprio un mio amico che ha una discoteca mi ha suggerito che potevo farlo da professionista». Non è stato facile, ammette, perché è «negata per la tecnologia». Aveva fatto teatro, tv (con spettacoli dai titoli inequivocabili: «No, grazie! Faccio sesso», «Hot»), con ospitate, programmi, una partecipazione a un reality («La fattoria») che non si nega a nessuno.

«La gente che mi ha visto in scena» civetta «si è sempre stupita, scoprendo che ero insospettabilmente brava». Ma quanto incide il suo passato nella curiosità del pubblico? «Certo, non è un segreto. Ma il porno per me resta anche un handicap, un bastone tra le ruote». Ah, si chiamano ruote, adesso. «Sono stata un sex symbol e lo resterò nell’immaginario della gente, come un comico resta sempre un comico e un cattivo resta sempre un cattivo. Cerco anche ruoli drammatici, ma di fronte trovo sempre facce perplesse. Invece, io mi sento un’artista a 360 gradi». Sarà, ma per tutti ce ne sono almeno 270 di troppo.
lunedì 5 settembre 2011 - 13:10   Ultimo agg.: martedì 6 settembre 2011 13:19
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