Scampia, il clan impone il coprifuoco
«Di sera strade vuote e negozi chiusi»

A+ A- Stampa
NAPOLI - I clan sono in guerra, la camorra impone il coprifuoco. A Scampia e Melito. L’ordine, perché di questo di tratta, è stato recapitato con un porta a porta, degno dei migliori addetti di come si faceva una volta il censimento. Le donne «devono» stare in casa. E limitare al massimo le uscite di giorno. Di notte mai. I negozi devono chiudere tra le sette e mezza e le 8. I bar, per le ventidue. E guai a chi trasgredisce. Non era mai accaduto. Nemmeno durante la fase più tragica di quel bagno di sangue criminale che fu lo scontro tra la cosca di Paolo Di Lauro e quella degli scissionisti o spagnoli che dir si voglia. La libertà contingentata per oltre duecentomila anime, è scattata subito dopo la mattanza dei primi giorni di quest’anno, con cinque morti ammazzati in pochi giorni.

Sotto coprifuoco sono finite le zone di via Monterosa, quella della 167 e quella del quartiere Ises (ex Ice Snei) e del rione Don Guanella, un intreccio di parchi e rioni tra Scampia e i territori di Secondigliano e Miano. A Melito, la libertà ad orario è scattata per i due quartieri nati nel post terremoto del 1980, che come dappertutto sono chiamati quelli della «219», dal nome della legge per la ricostruzione. E nessuno ha protestato, contro questo provvedimento che sa di truppe di occupazione. A dare retta a radio piazza, il coprifuoco è stato imposto dal cartello Abbinante–Abate, che cerca di serrare le fila, dopo aver contato cinque morti ammazzati tra Scampia e Melito.
Questi avrebbero chiesto un aiuto «militare» al clan Polverino di Marano, che avrebbe inviato gente spietata. Dalla pistola facile. E dai modi spicci. Hanno collaborato al piano del contrattacco. E deciso di attuare un cordone protettivo, con le strade sgombre, per individuare meglio e all’istante la presenza dei nemici. E colpirli. Senza che ci scappi il solito morto che non c’azzecca e che poi scatena l’attenzione intorno a tutto «‘o sistema» con polizia, carabinieri e altre divise a presidiare il territorio.
E da una settimana le «facce dei maranesi» girano, come vere e proprie pattuglie, per la zona. Soprattutto di notte. Come le truppe di occupazione. Il cartello Abbinante–Abate, che nella Faida, aveva voltato le spalle a Paolo Di Lauro, schierandosi con gli scissionisti, dopo la spaccatura di questa galassia criminale, avvenuta esattamente tra gennaio e marzo del 2011, è ritornato sui suoi passi. Sotto l’ombrello dei referenti di «Ciruzzo ‘o milionario». E allora si è trovato al centro di un fuoco incrociato. I vecchi scissionisti (il gruppo Amato–Pagano) quelli nuovi (che radio piazza indica come capo da tale «Joe Banana», latitante da mesi), e poi la storica cosca dei Licciardi (masseria Cardone) che propende per una possibile alleanza con i nuovi scissionisti, hanno scatenato l’inferno. Non solo per l’ennesimo voltafaccia, ma soprattutto per un prepotente ritorno della cosca Di Lauro, data per morta troppo presto, ma che in realtà era, e lo è ancora, impegnata in un lavoro «diplomatico», senza spargimenti di sangue, finalizzato al recupero dei vecchi pezzi della clan.
Chi vive da queste parti, dopo la mattanza dei primi giorni di gennaio, aveva già percepito quale pericolosa sterzata aveva preso vicenda della guerra tra le cosche di Scampia. E così hanno fatto buon viso a questo gioco. Cattivissimo, inaccettabile e anche truffaldino. In questa parte di Napoli, mortificata, offesa e ora occupata dalla criminalità, nessuno ha mai creduto, nemmeno per un istante, che i delinquenti avessero avuto un atto di riguardo per le donne. Loro volevano, ed hanno ottenuto, l’unico scopo prefissato: le strade libere e il controllo totale del territorio.


lunedì 30 gennaio 2012 - 10:49
VUOI CONSIGLIARE QUESTO ARTICOLO AI TUOI AMICI?

CONDIVIDI L'ARTICOLO

DIVENTA FAN DEL MATTINO