La «Garibaldi» in Afghanistan, Pasqua
di tensione e speranza per i bersaglieri

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CASERTA - Una Pasqua lontano da casa, dagli affetti familiari per servire la Patria e portare avanti, in un teatro straniero dal contesto oggettivamente difficile e distante sette ore di volo, una missione di pace finalizzata a completare il percorso di transizione che da anni interessa il popolo afghano. Una ricorrenza vissuta in modo diverso da tante altre, ma per molti simile a quella del Natale trascorso in occasione della missione, anche questa con funzioni di comando, in Iraq.

Ma nelle quattro basi del contingente italiano ci si è attrezzati per far avvertire, quanto più possibile, il clima pasquale ai fanti piumati della Brigata Bersaglieri Garibaldi, subentrata alla Brigata Sassari giusto otto giorni fa; circa duemila unità, di cui mille partite dalla «Ferrari Orsi» di Caserta (le altre sono giunte dal 1° Reggimento di Cosenza e dal 19° Guide di Salerno), la metà del contingente affidato al comandante della Garibaldi, il generale di brigata Luigi Chiapperini. Dalle funzioni religiose, affidate ai quattro cappellani militari, al pranzo: nelle basi di Herat (quartier generale del comando), Bakwa, Bala Murghab e Shindand è stato tutto studiato nei dettagli.

A celebrare la messa nella cappella della base di Herat oggi (le lancette dell’orologio sono spostate in avanti di due ore e mezzo rispetto all’Italia) sarà, come già fatto la domenica delle Palme (c’è stato anche lo scambio dei ramoscelli di olivo), don Roberto Tortora, il quale non mancherà di ricordare il sacrificio di Michele Silvestri, il trentatreenne sergente napoletano in forza al 21° Reggimento Genio Guastatori Timavo di Caserta, inquadrato nella Garibaldi, ucciso due settimane fa durante un attacco lanciato alla base italiana nel Gulistan.

Le funzioni religiose, scominciate giovedì con il rito della lavanda dei piedi, sono proseguite venerdì con la Via Crucis, snodatasi lungo le stradine della base con sosta nelle quattordici stazioni e in nottata con la veglia.

Ma anche nelle cucine c’è fermento. Il menu è già fissato da giorni. A confermarlo il caporal maggiore capo scelto, Giuseppe Affinito, 38 anni, di Maddaloni, inquadrato nella Scuola di amministrazione e commissariato di Maddaloni, addetto al vettovagliamento, nove missioni all’attivo, la terza in Afghanistan dopo le esperienze vissute nel 2007 a Kabul e due anni fa ad Herat. A pranzo i nostri militari mangeranno spaghetti ai frutti di mare, agnello con patate al forno, insalata di rinforzo con baccalà. Poi dolce e spumante.

Alla moglie Virginia, operatrice sociosanitaria, gli auguri li farà al telefono. Come ha fatto venerdì in occasione dell’onomostico, quando le ha fatto recapitare dei fiori a casa. «Ormai è abituata - dice Affinito - ha vissuto tutte le mie missioni». Tanto lavoro, ma clima più disteso rispetto a chi è impegnato in attività di pattugliamento, per il caporal maggiore capo scelto, Antonio Bocola, 34 anni, di Teverola, conduttore ma ad Herat impegnato in lavanderia.

È alla sua settima missione all’estero. A casa lo attendono la moglie Nicoletta, casalinga, e Donato Karol, un bambino di sei anni, il cui secondo nome è stato voluto dalla mamma per un voto fatto a Papa Wojtyla quando il marito era in Iraq. «A nostro figlio - dice Bocola - abbiamo dato il nome di mio padre e quello del Papa perché mia moglie aveva fatto un voto. A lei ho detto di dargli un bacio e l’uovo di Pasqua che ho comprato prima di partire». Il sottufficiale, poi, racconta il suo lavoro.

Da lui i colleghi si rivolgono anche per il cambio di lenzuola e federe. I sacchi con gli indumenti da lavare, invece, vengono presi in carico prima di darli agli operatori civili addetti alle lavatrici industriali presenti nella base. «Registriamo tutti gli indumenti con i numerini - dice - poi provvediamo alla loro restituzione, solitamente dopo due giorni. Per il resto provvediamo ai cambi di lenzuola e cuscini».

Intenso anche il lavoro che quotidianamente attende il caporal maggiore scelto Vittorio Cacciapuoti, 34 anni, di Frignano, addetto del nucleo di pubblica informazione, di cui è responsabile il tenente colonnello Francesco Tirino, portavoce del Regional Command West. Non solo comunicati, nell’ufficio si lavora anche per accogliere i giornalisti (compresi quelli stranieri) e troupe televisive e organizzare i loro tour nel rispetto delle rigide disposizioni dettate dai protocolli di sicurezza. Arrivi che spesso coincidono con visite istituzionali, l’ultima in ordine di tempo venerdì quando nella base sono giunti il vice presidente della Camera dei deputati, Maurizio Lupi, una delegazione di parlamentari e il comandante del vertice operativo interforze, il generale di corpo d’armata, Marco Bertolini.

«È un bel compito - dice - che ho già svolto in altre missioni sebbene ogni teatro operativo presenti difficoltà diverse». Anche lui, alla sua quinta missione in teatri stranieri, oggi augurerà buona Pasqua al telefono alla moglie Mirella, insegnante di scuola elementare, e alla piccola Giulia, di appena quindici mesi.
domenica 8 aprile 2012 - 11:32
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