Brindisi, ecco il video del presunto killer:
così ha azionato la bomba

Indagato ex militare. Spunta anche un complice
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BRINDISI - Nascosto dietro il chiosco del Panino dei desideri, il folle vigliacco della strage della scuola Morvillo si gode i primi attimi dell'esplosione delle bombole di gas. La carneficina è avvenuta cinquanta secondi dopo che ha premuto il telecomando e a cinquanta metri di distanza. E lui non si accorge che due telecamere del chiosco lo stanno riprendendo e oscillano al momento dell'esplosione.

Veste una giacca scura, camicia chiara, è alto un metro e 75. La sua immagine è abbastanza nitida da trarne un identikit sul quale adesso si stanno concentrando tutte le ricerche di procura, polizia e carabinieri. A partire da un dato: l’uomo potrebbe avere un complice. Perché gli unici due passanti che hanno qualcosa da raccontare sull’attentato non lo hanno riconosciuto. I testimoni, un uomo e una donna, avevano già spiegato alla polizia di aver notato venerdì notte, attorno alle 2.30, una persona trascinare sulla scena dell’attentato il cassonetto in cui è stato lasciato l’ordigno e posizionarlo nel luogo dell’esplosione. Quando i pm hanno mostrato loro foto e identikit, però, nessuna reazione. L’uomo che hanno visto loro sarebbe diverso, almeno apparentemente, da quello immortalato dalle telecamere.

Il procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli, ha un’idea del profilo dell’assassino: «E' un folle che, forse, ce l'ha con il mondo intero, esperto di elettronica e di esplosivi. Che si confeziona, forse in casa, una micidiale bomba per una strage. E poi la mette in atto» spiega il capo dei pm. Il cassonetto utilizzato per depositare le tre bombole di gas è di quelli di plastica, stretti e lunghi, con due rotelle sul fondo. Comprato per l’occasione e posizionato a ridosso del muretto di cinta attorno alle 2.30 di notte da quello che, molto probabilmente, è un complice dell’assassino. Lui, invece, alle 7 è già sul luogo del delitto a pochi passi dalla scuola Morvillo. La scena immortalata dalle telecamere a circuito chiuso ha del raccapricciante. L’attentatore è nascosto dietro al chiosco, con il telecomando tra le mani. Aspetta che il bus con le studentesse pendolari si fermi all'incrocio per far scendere le ragazze. Sono le 7,45 di sabato mattina e lui ha un telecomando in mano. «E' volumetrico, si dice in gergo tecnico», spiega il pm, di quelli che usiamo tutti i giorni per aprire il cancello elettrico o la serratura dell'auto. Il telecomando è collegato ad un congegno sistemato sulla prima bombola. Ognuna pesa 15 chili e sarebbero state impliate nel cassonetto. Scoppia la prima, scoppieranno anche le altre due. L’assassino ha messo a punto il piano della strage ma ha dimenticato un particolare: che in zona potessero esserci delle telecamere. Quelle che l’hanno ripreso accanto al chiosco ma anche altre, relative ai suoi spostamenti nei minuti successivi, che sarebbero stati ripresi da telecamere di uffici della zona.

«Ha lasciato molte tracce. Si costituisca alla giustizia» ripete come una litania il capo dei pm. Forse, intimamente consapevole che la rete investigativa della criminalità pugliese possa arrivare prima e giustiziare un folle che, nelle prime ore di sabato, ha fatto gridare al mondo un attentato della mafia targata Sacra Corona Unita. La procura di Napoli, intanto, sta seguendo anche un’altra traccia. Il procuratore aggiunto Federico Cafiero De Raho si è fatto mandare i primi atti dell’inchiesta brindisina per lavorare sui possibili incroci con la bombola gpl trovata a Castelvoluturno vicino ad un Istituto alberghiero. Accanto, c’era un volantino di minacce a Napolitano e ad alcuni politici.

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lunedì 21 maggio 2012 - 09:09   Ultimo aggiornamento: giovedì 1 gennaio 1970 09:09
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