«Polvere di ghiaccio», da Scampia
droga a domicilio

AVELLINO - Fornivano eroina, cocaina, crack e in alcuni casi perfino metadone a tossicodipendenti a domicilio, oppure presso alcuni locali pubblici e nelle zone di maggiore aggregazione dei giovani nei fine settimana. Non avevano fatto i conti, però, con i carabinieri di Ariano Irpino, che, coordinati dal capitano Andrea Davini, li seguivano già da tempo; in particolare dopo il ricovero per overdose l'ottobre scorso presso il nosocomio arianese di un giovane del posto, scampato appena in tempo alla morte.
Quando le intercettazioni telefoniche, i pedinamenti e i controlli hanno confermato l'esistenza sul territorio di una vera e propria pericolosa rete dello spaccio, su richiesta del Procuratore Capo D'Emmanuele e del sostituto Palladino, il Gip presso il Tribunale di Ariano, Palmieri, ha emesso nove ordini di custodia cautelare, con il beneficio dei domiciliari, nei confronti di: Angelo Mentebro di 22 anni, del fratello Michele di 21 anni, di Bruno Riccio di 24 anni, Giuseppe Tulipano di 26 anni, Mario Lepore di 31 anni, Daniela Molinario di 26 anni, Giuseppe Pierro di 28 anni, Antonio Caraglia di 28 anni e Giuseppe Mascia di 44 anni.
I primi otto sono tutti residenti ad Ariano e per buona parte con precedenti in materia; Giuseppe Mascia, invece, è residente a Bisaccia, ma con l'abitudine di frequentare la città del Tricolle per i suoi affari. Contemporaneamente, sempre per illecita detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, sono stati denunciati a piede libero altri due giovani di Ariano, mentre per altre dieci persone è scattata la segnalazione presso la Prefettura di Avellino come assuntori di sostanze stupefacenti.
I particolari dell'operazione, che è nata sotto il nome di «Polvere di ghiaccio», sono stati illustrati dal Procuratore Luciano D'Emmanuele, e dal capitano della compagnia dei Carabinieri, Andrea Davini. I protagonisti di questa vicenda, pur conoscendosi tra di loro, agivano ognuno per proprio conto.
Si recavano spesso presso le centrali dello spaccio di Scampia a Napoli per fare acquisti su commissione. In genere sempre piccole quantità di droga. Ritornavano ad Ariano o servendosi dei mezzi pubblici o di mezzi di fortuna. Per nascondere la droga utilizzavano espedienti vari, tra cui i posacenere, i doppi fondi delle auto o ovuli che ingerivano. Al telefono utilizzavano sempre un linguaggio cifrato. Qualcuno di loro, in cura presso il Sert di Grottaminarda, ha perfino messo in vendita parte del metadone che gli veniva somministrato.
I nove indagati sono stati prelevati alle prime luci dell'alba nelle rispettive abitazioni. Solo alcuni sono apparsi sorpresi o hanno provato a reagire. I carabinieri, nel corso delle perquisizioni, hanno anche rinvenuto alcune quantità di droga e in un appartamento materiale per il taglio delle sostanze stupefacenti.
L'indagine, ovviamente, come ha spiegato il procuratore D'Emmanuele, non si esaurisce con gli arresti. Sono al vaglio degli inquirenti le posizioni di altre persone. Ciò che sicuramente è emerso da questa vicenda è l'esistenza di una notevole quantità di giovani che ad Ariano e nei paesi limitrofi fa uso di sostanze stupefacenti.
«È una piaga - ha spiegato D'Emmanuele - che conoscevano e che va combattuta. Meglio se continuasse ad esistere sul territorio un presidio di legalità come il Tribunale di Ariano. Nel caso specifico ci troviamo di fronte a dei soggetti che, pur attenzionati, continuavano ad agire nell'illegalità, a conferma di una tendenza a delinquere particolarmente grave.
mercoledì 30 maggio 2012 - 10:10 Ultimo aggiornamento:
giovedì 1 gennaio 1970 15:03
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