Colpito clan attivo a Benevento e Avellino
Vittime dal boss per concordare tangente

24 arresti. Cafiero de Raho: «Erano alleati con i Casalesi»
A+ A- Stampa
BENEVENTO - Carabinieri e agenti della squadra mobile di Benevento hanno eseguito 24 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della Dda nei confronti di altrettanti soggetti, tra cui elementi di spicco dei clan Sparandeo, Iadanza-Panella e Pagnozzi, rispettivamente operanti a Benevento, Montesacchio e nella limitrofa provincia di Avellino. Gli arrestati sono stati riconosciuti responsabili di efferati delitti tra cui tentato omicidio, usura ed estorsione.

«Il Sannio non è esente da presenze camorristiche». Lo ha detto il procuratore aggiunto della Dda di Napoli, Federico Casiero de Raho, illustrando alla stampa presso il Palazzo di giustizia di Benevento i particolari dell'operazione. «Il gruppo Pagnozzi, che riteniamo di aver sgominato con gli arresti di oggi, - è un gruppo che storicamente ha operato su questo territorio in alleanza con il clan dei Casalesi che ancora una volta dimostra la propria ampiezza operativa. Uno degli esponenti di rilievo del clan di Schiavone, infatti, si muoveva su questo territorio unitamente al clan Pagnozzi soprattutto per esercitare una forte pressione estorsiva».

«Più che le denunce (pochissime, ndr) - ha detto ancora de Raho - è stata l'attività investigativa, basata sulle intercettazioni ambientali, a dimostrare che il capo del gruppo Pagnozzi si incontrasse in una masseria di San Martino Valle Caudina (Avellino) non solo con gli esponenti del clan ma anche con coloro che, vittime delle estorsioni, erano costrette ad andare da lui a raccordarsi sulla tangente». Oltre a Cafiero de Raho, all'incontro con i giornalisti hanno preso parte il Procuratore della Repubblica di Benevento Maddalena, il questore La Porta e il comandante provinciale dell'Arma di Benevento Carideo.

Non solo qualche tentativo di omicidio per far capire chi comandava in zona ma diversi imprenditori erano trascinati in una masseria di San Martino Valle Caudina, in provincia di Avellino, per incontrare il capo clan e con lui, con minacce, concordare la tariffa della tangente.

È questo il dato allarmante che emerge dalla operazione anticamorra, coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Napoli, Federico Cafiero De Raho. Un'alleanza che, oltre a far registrare una collaborazione del clan Pagnozzi con i Casalesi, era nata per estorcere denaro a imprenditori della zona e a praticare l'usura. Alcuni degli arrestati, quasi tutti originari della zona, avevano addirittura trasferito la loro residenza a Roma, Bologna, Caserta e Lecce, nel tentativo di allargare il giro d'affari.

In carcere sono finiti Domenico Pagnozzi, alias «'O professore», (53 anni); Paolo Pagnozzi, alias «Paoluccio», (5); Orazio De Paola, alias «Razziell» (50); Nino Piacentile, alias «O Linotto» (43); Carlo Palluotto, alias «'O zuopp'» (46); Raffaele Corda, alias «Rafè» (40); Pasquale Catone (43); Leonardo Russo ( 33); Benito Caputo (49), associato alla casa circondariale di Benevento; Massimiliano Russo (36); Vincenzo Iadanza, alias «O Caprariell» (56); Pietro Parrella, alias «Pietroccio» (49); Salvatore Letizia (62); Silvio Sparandeo (47); Saverio Sparandeo (50) e Carmine Morelli (34). Hanno poi beneficiato degli arresti domiciliari Pasquale De Guida (48); Pasquale Colombo, alias «'O Tamarrone» (51); Antonio Maglione, alias «'A Bellonia» (44); Carlo D'Angelo, alias «'O romano» ( 57); Giulia De Rosa (73); Alfonso Grego (38); Antonio Francesco De Vivo (37) e Luisa Savoia, detta «La milanese» (43).

CONDIVIDI L'ARTICOLO

DIVENTA FAN DEL MATTINO
venerdì 8 giugno 2012 - 09:09   Ultimo aggiornamento: giovedì 1 gennaio 1970 12:12
VUOI CONSIGLIARE QUESTO ARTICOLO AI TUOI AMICI?