Al Qaeda, «santa alleanza» con la camorra
La procura di Napoli apre l'inchiesta

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NAPOLI - L’obiettivo è chiaro: riannodare i fili, recuperare spunti investigativi raccolti nel corso di indagini differenti. Insomma, ridare slancio all’inchiesta sulla presenza di cellule terroristiche di matrice islamica tra Napoli e Caserta, spingere fino in fondo intuizioni risalenti a qualche anno fa. La storia è nota e a raccontarla - almeno in parte - è stato un ex trafficante di droga del clan Polverino, uno che dice di conoscere volti e retroscena a proposito dei «fratelli kamikaze» in giro dalle nostre parti: è lui, l’ex uomo di fiducia del boss Giuseppe Polverino, a parlare di dati e informazioni in possesso della camorra prima delle stragi dell’undici settembre del 2001 e dell’undici marzo del 2004 (memoria in alcuni versi confusa, magari suggestionata da eventi che si sovrappongono in modo caotico in una vita di latitanza, traffici illegali, contatti pericolosi).

Rapporti tra clan e alcuni soggetti ritenuti fiancheggiatori di cellule all’ombra di Al Qaeda, c’è un’inchiesta. Fascicolo affidato a uno dei massimi esperti di terrorismo di matrice islamica, il pm anticamorra Michele Del Prete.

È a lui che sono finite parte delle recenti acquisizioni investigative raccolte nella caccia all’ormai ex boss latitante Giuseppe Polverino, materiale frutto del lavoro dai carabinieri del comando provinciale di Napoli.

Andiamo con ordine, partiamo da Di Lanno: racconta di aver pasteggiato «nella bella stagione» a casa di un boss del giuglianese, assieme a Rachid, un grossista di hashish che faceva base in Spagna, e un suo complice, a sua volta desideroso «di andare a morire» in un attentato.

Chi era il «mister x» di cui parla Di Lanno? Una possibile risposta è nelle pagine di un interrogatorio che risale al 2005, un colloquio investigativo fatto a Madrid dai pm Del Prete e dall’allora capo del pool antiterrorismo di Napoli Franco Roberti, oggi capo della procura di Salerno. Chi fu interrogato in una cella di un carcere madrileno dai pm napoletani?

L’uomo chiave - il possibile mister x di cui parla Di Lanno - si chiama El Fadoual El Akil, e si presenta a investigatori spagnoli e napoletani come un commerciante di abbigliamento. Il suo profilo giudiziario combacia con la ricostruzione fatta oggi dal pentito Di Lanno, nel corso delle indagini sui Polverino dei pm Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio e Maria Cristina Ribera: viene arrestato nel Casertano a dicembre del 2003, era in auto con quattro soggetti poi diventati famosi come scissionisti del clan Di Lauro (allora la faida non era ancora esplosa, ndr).

Tecnicamente, però, riesce a farla franca sia in Italia che in Spagna: arrestato per traffico di pasticche di ecstasy assieme al clan di Secondigliano, resta in cella nel carcere di Santa Maria Capua Vetere solo qualche giorno, grazie a un provvedimento del riesame di Napoli.

Aveva solo modiche quantità di stupefacente - secondo il dispositivo del Riesame - e poteva non sapere che nell’auto (una Ford Focus) in cui viaggiava c’erano narcos della camorra con ingenti quantità di cocaina.

Libero, se ne torna in Spagna in autostop, dove viene arrestato nel corso delle indagini successive l’attentato di Atocha del marzo del 2004. Anche qui però viene scarcerato per mancanza di indizi, ma la guardia civil fa in tempo a visionare la sua rubrica telefonica e un documento italiano con la sua foto in bella mostra.

Atti trasmessi in Italia: nel suo cellulare ci sono 294 utenze, la maggior parte conducono in Italia, tra queste anche quelle di Rachid, vale a dire il contatto di cui parla il pentito dei Polverino. Quanto basta ad unire i lembi e a tornare sull’interrogatorio reso nel 2005 a El Fadoual El Akil ai pm napoletani: «Sono un commerciante di scarpe e cinture, a Napoli ci venivo spesso, non sono un terrorista. No, non frequento le moschee napoletane, mi sono limitato a chiedere un passaggio a quelli della Focus, è così che sono stato arrestato...».

Ed è per questo che dopo qualche giorno, può lasciare la cella sammaritana per ritornarsene nella Spagna che, di lì a poco, sarà sconvolta dalla strage di Atocha.

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lunedì 11 giugno 2012 - 15:03   Ultimo aggiornamento: giovedì 1 gennaio 1970 06:06
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