NAPOLI - Alle 9, 40 arriva lo tusnami alla colonna spezzata di piazza Vittoria. Ed è l'unica cosa prevedibile della mattina. Sirene spiegate, si materializzano auto della polizia, ambulanze, volontari, una tenda ospedale bianca. Dai marciapiedi, dalle scale, dagli scogli salgono lamenti, imprecazioni, invocazioni di aiuto. Ti sporgi e c'è un uomo insanguinato sugli scogli. Sulle scale che portano a mare donne buttate per terra; un signore fuori di senno, con la fronte imperlata di sangue, gira cercando il suo cane annaspando in acqua, trascinandosi sugli scogli.
E poi c'è Maria. Cerca sua figlia, grida, si dispera, scaccia chi le dà una mano, intralcia i soccorsi. Insomma, Maria è un guaio nel guaio: ed è per questo che è qui.
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Maria Misiti come tutti gli altri feriti ed isterici, è una simulatrice volontaria addestrata dalla Croce Rossa per partecipare a simulazioni di calamità come questa. Lavora da sei anni. Una volta è finita anche ostaggio di un commando di terroristi. In queste simulazioni di emergenza - organizzate per testare la capacità dei soccorritori di risolvere problemi cooperando - è una prima donna, molto richiesta.
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Il simulatore volontario ha un ruolo fondamentale. Perchè non è lo tsumani il solo problema. Il problema, forse ancora più serio, è riuscire a gestire l'onda anomalissima, e lunga, delle reazioni umane.
E così per una simulazione di emergenza tsunami a Napoli - per la precisione a piazza Vittoria, colonna spezzata - i padroni della scena, insieme a Croce Rossa, Protezione civile e forze dell'ordine, sono i simulatori. Loro sono quello che saremmo noi in caso di calamità. I soccorritori si addestrano ad aiutarci.
Tutti hanno una traccia e si recita a soggetto. Si conosce il ruolo di scena del simulatore (il pazzo, l'isterica, quello paralizzato dalla paura) ma non si sa come lo eserciteranno. Devono essere realisticamente imprevedibili e realisticamente feriti. Sangue, fratture, crisi di panico è tutto egregiamente imitato e riprodotto con tecniche apprese in corsi sofisticatissimi di trucco e "recitazione" della Croce Rossa.
Perchè tanto realismo? «Perchè cambia l'approccio del soccorritore, anche in simulazione» spiega Antonella Spina, delegato provinciale alle attività di emergenza della Croce Rossa.
A cosa serve una rappresentazione? «A mettere alla prova la capacità di coordinamento dei soccorritori» aggiunge Paolo Monorchio commissario del comitato coordinamento provinciale Croce Rossa.
Soprattutto serve a capire se siamo in grado di risolvere problemi inattesi, come spiega Marianna Cerillo, responsabile per la Protezione Civile.