Non è importante ed è fondamentale. Il bosone è un paradosso. Fa una cosa sola e muore, ma senza di lui la materia, così com'è non si spiegherebbe. Fino a ieri si sapeva solo che questa particella fondamentale doveva, per forza, esistere, per spiegare perchè le altre particelle sono dotate di massa. Ma nessuno l'aveva mai vista.
Al Cern di Ginevra, in web-collegamento con la comunità scientifica del mondo (a Napoli con l'Istituto nazionale di fisica nucleare, ampiamente coinvolto nei due esperimenti) è stato dato l'annuncio che la caccia è finita.
La particella inafferrabile, detta particella di Dio, è stata catturata. E molte domande sulla materia della quale siamo fatti avranno risposta. La platea dei ricercatori è esplosa d'entusiasmo alle parole:
«Osserviamo chiaramente i segni di una nuova particella».
Ma Il bosone, però, è tutt'altro che l'impronta digitale del Creatore. Non ha nulla di affascinante, almeno a prima vista. E' umile. Più grossolano delle altre le cui interazioni ci sono note. Fa una cosa sola, determina gli equilibri fra le altre, e poi scompare. Tanto in fretta che nessuno l'aveva mai catturata. Tanto da essere considerata non esistente.
Il bosone è l'ultimo a sedersi alla tavola delle particelle fondamentali della materia e fra i commensali è il meno considerato. Ci sono particelle ben più importanti di lui, le cui masse interagiscono fra di loro in base a leggi note. Il punto è che se il bosone, che non ha altre qualità, non si siede a tavola con le altre particelle per dare il via alle cena, scegliendo per primo una delle due posate ai lati del piatto, gli altri ospiti non saprebbero da quale posata cominciare.
Per loro l'Universo sarebbe perfettamente simmetrico. E non saprebbero, letteralmente, da che parte cominciare. Le posate potrebbero appartenere a te, come al vicino a destra. O a sinistra.
L'umile bosone si siede a tavola degli altri componenti della materia e sceglie, per primo. La sua scelta mette in movimento tutti gli altri e determina le loro. E l'ultimo arrivato che diventa la testata d'angolo. Non è la particella di Dio (non come ce la saremmo imaginata noi che amiamo gli effetti speciali), ma dà il calcio d'avvio a tutto.
E' l'imprevisto imperfetto e necessario senza il quale le altre particelle non avrebbero la massa che hanno e, dunque, non interagirebbero come fanno.
L'hanno chiamato particella di Dio solo per un equivoco. In realtà volevano mandarlo a quel paese: la definizione iniziale, infatti, era «Goddamn particle». Non esattamente una definizione poetica data nell'ambiente alla strana particella senza la quale non si spiegava come si determinasse la massa dela materia e che non si lasciava acchiappare.
Quasi un'imprecazione, censurata e nobilitata lasciandole il God e amputandole il resto. I fisici, di certo, chiamandola così non avevano in mente la scintilla della creazione. A meno che, questa scintilla, non sia assai più umile e silenziosa di come la fantasia dell'uomo la immagina. E che la goddamn particle non ne faccia parte.