NAPOLI (17 giugno) - Un commando pronto a tutto. Otto persone armate di mitraglietta, con un obiettivo preciso: Salvatore Mariano o addirittura suo zio Marco, che dopo la scarcerazione - avvenuta nel marzo scorso - ha di fatto riaperto i giochi degli equilibri criminali ai Quartieri spagnoli. I fotogrammi del video pubblicati ieri dal Mattino che ritraggono i killer in azione alla Pignasecca e ricostruiscono il sacrificio di un innocente - il romeno Petru Birladeandu - rappresentano l’immagine più eloquente della guerra che è in atto nel centro di Napoli. Guerra di camorra. Spietata. Cieca. Assurda. Volevano centrare un’azione clamorosa i killer che si vedono sfrecciare verso via Ventaglieri a bordo di quattro moto nel video che ieri ha fatto il giro dei telegiornali e dei siti internet.
L’obiettivo. I sicari si materializzano lungo via Pignasecca. In otto. Mitragliette in pugno ostentate in maniera sfacciata. Il commando proviene da Ponticelli, questo dicono le indagini condotte dalla Squadra mobile guidata dal vicequestore Vittorio Pisani. Difficile tuttavia, al momento, dare un nome e un volto agli otto criminali. Nel mirino avevano - come detto - uno dei componenti della famiglia Mariano. Forse lo stesso Marco. O suo nipote Salvatore (figlio del fratello Ciro). In quel preciso momento l’obiettivo - questo appare verosimile - doveva trovarsi proprio davanti alla palazzina a tre piani della piazzetta antistante l’ingresso della funicolare di Montesanto, che diventa teatro della tragedia in cui perderà la vita il fisarmonicista romeno Birladeandu.
La vedetta. C’è un particolare inquietante nel video registrato dalla telecamera porta sulla parete perimetrale della stazione Cumana di Montesanto. Apparentemente un dettaglio. Che, tuttavia, potrebbe rivelare molte cose. Il profilo di un giovane si staglia nel momento in cui l’orologio digitale del sistema di videosorveglianza interna della Cumana registra le ore 19, 48 minuti e 30 secondi. Scarpette da ginnastica blu, bermuda bianco e maglietta a maniche corte rossa e blu. Si confonde tra la folla dell’ora di punta alla Pignasecca. Manca una manciata di secondi all’arrivo dei killer.
Il segnale. Il ragazzo si ferma improvvisamente e osserva davanti a sé. Guarda dritto verso il palazzo dove abitano i Mariano. Riprende il cammino, e dietro di lui compaiono Petru e la sua compagna Mirela. Anche loro si incamminano verso l’ingresso della funicolare, fianco a fianco, lui con la fisarmonica a tracolla. Alle 19,30 e 48 secondi il rombo delle motociclette con a bordo i camorristi attira l’attenzione del giovane in bermuda, che inizia a correre - ben prima che le telecamere inquadrino il commando - verso il luogo in cui si trova l’obiettivo dei killer. Il giovane è una vedetta messa dai Mariano a protezione della personale incolumità dei loro familiari? Appare più che presumibile. E se è così, le grida e l’attenzione che il giovane riesce ad attirare su di sé serviranno a salvare la vita di qualcuno.
Le indagini. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, coordinata dai pubblici ministeri Sergio Amato e Michele Del Prete, prosegue. E i Quartieri spagnoli restano zona calda, caldissima. Sorvegliata speciale da polizia e carabinieri. Il conflitto che vede opposti i Mariano al clan Sarno-Ricci potrebbe deflagrare in nuove, temibili azioni criminali. La posta in gioco è alta: il controllo militare e criminale di una delle aree da sempre considerate strategiche dalla camorra cittadina. In questo clima nessuno al momento può ipotizzare nuovi scenari.