NAPOLI (1 dicembre) - Gaffe, svarioni e fuori onda. Cosa si dicono i politici quando pensano di non essere ascoltati? Il genere ha molti colpi ben riusciti. Il primo, forse il più famoso, è del 1994: va in onda uno speciale post-elettorale su Rete4.
Buttiglione, reduce da patti con il Pds, coltiva il sogno del Centro e propone ad Antonio Tajani, esponente di Fi: «Voi dovete fare un'alleanza. Dobbiamo fare un partito non con Fini, con noi». Le avances elettorali del professore hanno un effetto devastante. Il 1° febbraio 1995 è Alfredo Biondi, Forza Italia, a finire nel mirino perché viene sorpreso mentre dice a Vittorio Sgarbi: «Odio Andreatta, un fesso qualunque».
Nel marzo del 1999 Massimo D'Alema attacca l'allora suo collaboratore Claudio Velardi prima del discorso a reti unificate sull'intervento in Kosovo.
Quest'anno poi è toccato a Dario Franceschini, "beccato" mentre alla Finocchiaro svela durante un'assemblea pd a microfoni incautamente aperti che i suoi avevano "aiutato Parisi a candidarsi".
19 giugno tocca Berlusconi: da Strasburgo Sky capta una telefonata con l'avvocato Ghedini dove si preoccupa di smentire i titoli dei giornali sul caso "Avvenire".
Ma le gaffe non sono una prerogativa della politica italiana: in Spagna Il primo ministro Zapatero, alla vigilia delle elezioni politiche, si fa intervistare da una televisione "amica", non pensa a un microfono lasciato aperto dal giornalista e ammette: Credo che a noi convenga che ci sia tensione. «Comincerò a partire da questa settimana, a drammatizzare un po'»