ROMA (10 marzo) - Il legittimo impedimento è legge. Il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge con 169 sì, 126 no e 3 gli astenuti. Poco prima il Senato aveva detto sì con due voti separati alla fiducia chiesta dal governo sui primi due articoli del provvedimento.
La legge stabilisce, tra l'altro, che per il presidente del Consiglio e i ministri costituisce legittimo impedimento a comparire nelle udienze dei procedimenti penali, come imputati, il concomitante esercizio di una o più attività di governo. Il corso della prescrizione, comunque, rimane sospeso per l'intera durata del rinvio. Il legittimo impedimento, prevede ancora l'articolo 1 del Ddl, si applica anche ai processi penali in corso alla data di entrata in vigore della legge.
Nuovo appello di Napolitano: evitare tensioni istituzionali. Nella strada delle riforme non bisogna cedere «a contrapposizioni sterili e preconcette il cui unico effetto è quello di creare tensioni istituzionali e sfiducia e sconcerto tra i cittadini». E' uno dei passaggi del messaggio che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato oggi con un telegramma in occasione dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario forense appena iniziato nella sede del ministero di Grazia e Giustizia.
Protesta silenziosa nell'aula di Palazzo Madama dei senatori dell'Idv. Prima del voto finale gli esponenti del partito di Antonio Di Pietro si sono seduti in terra, sotto i banchi dei relatori, con la Costituzione in mano. Praticamente vuoti i banchi del centrodestra. Alcuni senatori della maggioranza hanno tentato di convincere i dipietristi ad alzarsi, ma loro, senza neanche rispondere hanno continuato ad esibire ai fotografi della tribuna il fascicoletto della Costituzione. Poi quando sono stati chiamati a votare tutti i dipietristi hanno indossato sopra la camicia una maglietta con scritto: «Berlusconi fatti processare!», oppure «Basta con le leggi-porcata!» e hanno consegnano il fascicoletto della Costituzione nelle mani del presidente del Senato, Renato Schifani.
«Siamo davvero alla rottura delle regole, oltre che delle relazioni tra governo, maggioranza e opposizioni», ha affermato Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato. Poi riferendosi ai dipietristi, ha aggiunto. «Io credo - risponde Anna Finocchiaro - che la protesta in nome della Costituzione, ma soprattutto delle regole uguali per tutti, sia una protesta sacrosanta. Poi ciascuno la fa nei modi e con le forme di manifestazione che gli sono più congeniali, e che è uso praticare».
Anche l'Udc vota no. «Sul legittimo impedimento votiamo contro. Ci saremmo astenuti come alla Camera ma il governo ha blindato il provvedimento con il voto di fiducia e quindi non possiamo far altro che votare contro», aveva annunciato il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. «Avevamo presentato sette emendamenti per migliorare il testo - ha spiegato Casini- non è stato possibile discuterne. Non abbiamo altra scelta che votare no».
«Ho personale simpatia per il senatore Piero Longo e per l'onorevole Niccolò Ghedini - ha detto nella sua dichiarazione di voto il presidente dei senatori dell'Udc, Giampiero D'Alia - ma mi sembrano tanto il Mago Gargamella e la sua gatta Birba che tentano di catturare i Puffi con ogni tipo di espediente e trucco fallendo sempre miseramente. La loro pregevole arte forense, unita alla spocchia e alla prepotenza della maggioranza del gruppo dirigente del Popolo delle libertà, ha reso il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, simile al personaggio di Wile E. Coyote, conosciuto in Italia come Willy il Coyote: vittima del suo ingegno che gli procura però, il più delle volte, soltanto un volo in una gola del Canyon».
Tocca al capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, ultimo intervento prima del voto finale, rinserrare le
fila della maggioranza e rispondere alle bordate di accuse che per tutta la giornata l'opposizione ha rovesciato sulla maggioranza. Gasparri lo fa a modo suo e riesce a far scoppiare una bagarre in Aula con riferimenti velenosi verso la sinistra. Il capogruppo del Pdl al Senato sostiene che le elezioni regionali «confermeranno che il Pdl è il primo partito in Italia» e cita poi l'elezione di Piero Marrazzo a presidente del Lazio. «L'ora era giusta ma l'uomo era sbagliato: cinque anni fa nel Lazio avete presentato Marrazzo, vergognatevi», grida Gasparri. I senatori del Pd rispondono in coro: «Storace! Storace!».
Di fronte alle proteste del senatore del Pd Alberto Maritati, Gasparri lo apostrofa: «Ricordati di quando facevi il magistrato in Puglia, raccontaci come lo hai fatto e come sei venuto a Roma grazie a D'Alema». Mentre la protesta dai banchi del Pd monta, Gasparri sorride e commenta: «Siete nervosi perché sapete che sappiamo approvare leggi giuste». Allora parte il coro «vergogna! Vergogna!». Gasparri rivendica «il senso dello Stato di un governo che ha affrontato con successo mille emergenze» e parte l'accusa alla sinistra: «Voi siete solo riusciti a coprire di rifiuti la Campania». Alcuni senatori reagiscono sfregando il pollice con l'indice, per ricordare i presunti soldi spesi in tangenti, con un riferimento alle inchieste della magistratura fiorentina.
Protesta il popolo viola. In coincidenza con il voto sul legittimo impedimento, il Popolo Viola ha protestato in piazza Navona «contro l'ennesima legge ad personam del Governo e della sua maggioranza». «Per non rischiare un sicuro parere di incostituzionalità, a questo punto - spiega una nota del popolo viola - proponiamo alla maggioranza parlamentare un cambiamento dell'art. 3 della nostra Costituzione: «Fatta eccezione per il premier, tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».