ROMA (10 marzo) - Pietrino Vanacore è morto per annegamento. Non ci sono segni di violenza, mentre i polmoni erano pieni d'acqua. Il corpo sarebbe rimasto circa tre ore in mare. Gli esperti parlano di un suicidio studiato nei dettagli. A eliminare ogni dubbio i risultati dell'autopsia sul corpo dell'ex portiere di via Poma trovato ieri in mare davanti Torre Ovo, nella marina di Maruggio. Venerdì Vanacore avrebbe dovuto testimoniare nel processo che vede indagato Raniero Busco per l'omicidio di Simonetta Cesaroni. «L'ipotesi del suicidio rimane quella più accreditata» spiega una fonte inquirente. Vanacore forse in udienza avrebbe dovuto parlare del mistero delle due telefonate fatte da via Poma prima dell'arrivo della polizia. Sul Messaggero oggi in esclusiva il memoriale di Vanacore custodito dal suo legale.
Si era pensato alla morte per avvelenamento,
ma non sono state trovate tracce evidenti di liquido anticrittogamico che l'ex portiere di via Poma avrebbe ingerito prima di suicidarsi, ma lo stesso liquido potrebbe essere stato diluito moltissimo dall'acqua di mare che ha invaso i polmoni. Per questo motivo il medico legale eseguirà esami di laboratorio per cercare eventuali tracce dell'anticrittogamico; i risultati si avranno non prima di 20-30 giorni.
Gli inquirenti sospettano che Vanacore prima di gettarsi in acqua abbia bevuto un anticrittogamico diluito con acqua e mangiato due pezzi di pane per non vomitare. Un filoncino di pane e una bottiglietta con residui di veleno sono stati trovati all'interno della Citroen di Vanacore.
La procura di Taranto ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Per alcuni è solo un espediente tecnico-giuridico per rendere possibile l'autopsia, anche se l'ipotesi di reato (istigazione al suicidio) non viene del tutto esclusa: fa riflettere il fatto che Vanacore abbia deciso di gettarsi in acqua e di annegare in un tratto di mare così basso, a 5 metri dalla spiaggia. All'autopsia, affidata al medico legale Vito Sarcinella, hanno partecipato anche due consulenti della famiglia Vanacore e uno di Raniero Busco.
Giovedì gli accertamenti grafici sui cartelli scritti a mano e lasciati nell'auto da Vanacore, nei quali ricorda i sospetti sulla sua persona che lo hanno inseguito per 20 anni e che gli avrebbero reso la vita impossibile. «Era molto amareggiato - ha detto oggi la moglie di Vanacore, Giuseppa De Luca, ai carabinieri - soprattutto per la convocazione per venerdì prossimo a Roma».
Le ultime ore di vita, in apparente tranquillità. È uscito da casa poco dopo le 8. Verso le 8,30 ha preso un caffè in un bar della frazione di Monacizzo (dove abitava) insieme a due amici, gli stessi che poi lo ritroveranno ormai morto in mare dando l'allarme. Poi ha fatto la spesa, comprando un pò di frutta (qualcuno lo avrebbe visto anche in piazza mangiare un mandarino) e portandola a casa. Dalla sua abitazione Pietrino è uscito per l'ultima volta verso le 9,40, è andato un pò in giro e alle 10,57 ha acquistato in un panificio un pezzo di pane (che verrà trovato morsicato nella sua auto) e un dolce pasquale (la zeppola, i cui resti il medico legale ha trovato nel corpo della vittima). Poi, alla guida della sua vecchia Citroen Ax, Vanacore si è recato in una piccola baia del litorale di Torre Ovo, ha spento il motore della vettura e ha tirato fuori una corda lunga circa 30 metri che aveva fabbricato da solo annodando vari pezzi (una passante pare l'abbia visto con la corda in mano, non immaginando cosa stesse per accadere). Quindi, l'ha legata ad un albero, ha annodato l'altra estremità ad una caviglia e si è immerso in mare a testa giù, in un punto in cui l'acqua è alta poche decine di centimetri. Per gli inquirenti avrebbe fatto così perchè voleva che il suo corpo non venisse risucchiato dal mare. Un altro aspetto della tragedia che lascia senza parole.
La moglie di Vanacore: era amareggiato. Vanacore era amareggiato ma non aveva mai manifestato l'intento di farla finita. Anche poche ore prima della sua morte era apparso tranquillo. A riferirlo ai carabinieri Giuseppa De Luca, moglie dell'ex portiere di via Poma, e due amici della vittima che venerdì avrebbe dovuto testimoniare nel processo per la morte di Simonetta Cesaroni. I due ieri mattina hanno trovato il corpo di Vanacore. In paio d'ore prima si erano intrattenuti con lui in un bar a Torre Ovo. Anche in quella circostanza l'ex portiere di via Poma avrebbe dato l'impressione di essere tranquillo. Pietrino, sua moglie e suo figlio Mario erano stati convocati all'udienza del processo in Corte d'Assise a carico dell'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, Raniero Busco. «Lo aveva infastidito - ha aggiunto Giuseppa - soprattutto il fatto che avessero convocato il figlio. "Cosa c'entra lui?2, diceva».
In forse la presenza della moglie e del figlio di Vanacore all'udienza di venerdì. «La famiglia è chiusa nel proprio dolore», si è limitato ad affermare l'avvocato Antonio De Vita. I due potrebbero chiedere un rinvio per legittimo impedimento (il lutto appunto) e poi avvalersi della facoltà di non rispondere essendo stati a suo tempo indagati nella stessa vicenda.
I funerali di Vanacore, con tutta probabilità, si terranno domani pomeriggio nella frazione di Monacizzo, dove Pietrino in cui viveva da anni.
L'ex portiere dello stabile di via Poma dove venne trovata morta Simonetta Cesaroni, fu il primo sospettato dei magistrati: fu arrestato, poi prosciolto. Venerdì avrebbe dovuto testimoniare nel procedimento che vede come unico imputato Raniero Busco, l'ex fidanzato della Cesaroni, accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Nell'auto di Vanacore sono stati trovati due cartelli con la scritta "Vent’anni di sofferenze di sospetti portano al suicidio", e un altro: "Lasciate in pace la mia famiglia".