NAPOLI (11 marzo) - Dall’uso delle posate, alla stima di sé, dalla postura a tavola al rispetto delle regole. Sembra una provocazione, ma il corso di galateo alla «Pascoli due» è servito proprio a questo: a rafforzare il senso del rispetto delle regole, a spiegare a tavola cos’è la democrazia.
Si chiama «patto per la vita» ed è il progetto «Cultura e legalità» dedicato agli alunni della scuola di Secondigliano. Una scommessa, più che una provocazione. Che sembra al momento riuscita in pieno, a giudicare dal crescendo di partecipazione. Quaranta alunni tra i dodici e i quindici anni, siamo alle scuole medie di via del Cassano, «rione dei fiori», da decenni «terzo mondo».
Seduti gli uni accanto agli altri gli eredi della faida tra clan Di Lauro e scissionisti. Finiti i tempi delle assenze forzate - molte famiglie ritiravano i propri figli dai banchi nel pieno della guerra - lo scenario sembra più sereno. Nomi non se ne fanno, ma le loro storie vanno lette in positivo. Cognomi sempre e comunque difficili da portare, alunni segnati da lutti più o meno recenti, ma anche da blitz, arresti e condanne all’ordine del giorno.
Per un modulo di ore, alla Pascoli due, niente lezioni di Storia o Lettere, si passa a qualcosa di più pratico. Che, neanche a dirlo, attira l’attenzione meglio di qualsiasi lezione, che va più a fondo di qualsiasi pagina mandata giù a memoria. In classe a studiare buone maniere, tutti a lezione di galateo: come stare a tavola, come atteggiarsi in luoghi pubblici, rispettare se stessi e gli altri, a partire dalle donne. Non solo forma, non solo cerimonia.
Dalla tavola alla piazza, dalla cucina all’agorà quotidiano, dal galateo al rispetto delle regole. Per qualche ora meno schiamazzi, meno parolacce (scenario comune a tutte le medie di Napoli e provincia), maggiore protagonismo da parte degli alunni. Che imparano - o che stanno imparando - a conquistare dimestichezza nelle cose semplici: a versare acqua, a porgere un piatto o una posata al commensale di turno.
Rione dei fiori, «terzo mondo», bunker indiscusso dei Di Lauro, forse l’ultima piazza di spaccio e del malaffare lasciata agli eredi di «Ciruzzo ’o milionario» dopo la lunga faida degli scissionisti. Dodici anni fa, proprio tra questi banchi, uno dei figli di Paolo Di Lauro fu protagonista del pestaggio di un docente «reo» di aver sgridato un suo compagno di banco.
Una brutta pagina di cronaca, altra storia rispetto al corso di buone maniere, rispetto alle lezioni su come tenere un tovagliolo, su come versare un bicchiere di vino a tavola, che in fondo vale quanto rispettare il semaforo in auto o in sella a uno scooter.
Leandro Del Gaudio