NAPOLI (17 giugno) - Indifferenza o piuttosto paura, impotenza di chi si trova di fronte alla morte, violenta, e non sa come reagire se non cercando una via di fuga?
Non si placa il dibattito a Napoli dopo la pubblicazione del video che mostra le immagini dell'omicidio di un romeno, nella stazione di Montesanto, il 26 maggio scorso, finito per errore sotto i colpi dei sicari della camorra.
Chi gli era vicino è stato insensibile? «La morte violenta di un innocente lascia agghiacciati. Così come agghiacciate e atterrite - spiega Guido Trombetti, rettore dell'Università di Napoli Federico II - erano quelle persone presenti alla tragedia. Non erano "indifferenti", erano persone spaventate. Ognuna in quel momento temeva di poter essere bersaglio di un'altra raffica di mitraglietta. E non sapeva se la persona ferita a morte era per caso uno di quelli che partecipavano allo scontro a fuoco. A mio avviso, il comportamento di quelle persone è figlio del panico. Panico che paralizza cuore e mente determinando comportamenti innaturali. Ma umani».
Maurizio Marinella, il re delle cravatte, sottolinea che in città «stiamo vivendo mesi difficili», iniziati con l'omicidio del re del grano, Franco Ambrosio e della moglie «che ci ha lasciato stupiti. Purtroppo la città non vive più, si esce sempre di meno, abbiamo il lungomare più bello ma non si può camminare perché è pieno di bancarelle».
Marinella parla di «violenza continua, è una città che non riusciamo a vivere, dove si respirano un senso di insicurezza diffuso e di sfiducia. Speriamo che le cose cambino, ma oggi viviamo male tutti. E noi che abbiamo attività a contatto con il pubblico ce ne accorgiamo».
Per Vincenzo Sequino, papà di Luigi, ucciso per errore dalla camorra nell'agosto del 2000 nel quartiere napoletano di Pianura, è evidente «la paura dei cittadini che temono successivamente di dover denunciare, andare in Tribunale; insomma, hanno paura di avere che fare con questa gente. La realtà è che il cittadino non è tutelato, non c'è certezza della pena, ognuno si ritrae, vive nella omertà. È un fatto negativo ma purtroppo la realtà è questa. Di sicuro a Napoli di persone perbene ce ne sono tantissime ma non si fa nulla per aiutarle».
Francesco Serao, noto commercialista, vicino di casa a Posillipo del re del grano, Franco Ambrosio ucciso in casa con la moglie durante una rapina non ritiene che «i napoletani siano diventati improvvisamente duri di cuore. Forse si sarebbero mossi in questa circostanza ma hanno paura della reazione di coloro che hanno commesso un delitto. Forse dall'omicidio Ambrosio in poi c'è stata una svolta. Tanti problemi legati alla sicurezza sembravano latenti, invece sono fatti con i quali ci si confronta duramente ogni giorno. Quando li percepisci o li vedi in diretta, la sensibilità aumenta».
Per don Tonino Palmese, responsabile di Libera, «il miglior commento l'abbiamo fatto con i segni, con la vicinanza ai familiari della vittima, il tentativo di comprendere e accompagnare la famiglia di questo giovane ucciso verso un riconoscimento da parte dello Stato. Il comportamento più giusto e onesto è di non fermarci alla semplice indignazione ma prendersene cura sollecitando gli organi di Stato a riconoscimento concreto nei confronti di una vittima innocente».