Marco Ciriello

Randagio è l’eroe

di Marco Ciriello
Sarà che randagio è l’eroe, nel suo passo d’addio, un’anima persa all’ombra delle colline, d’azzurro tenebra: sotto gli anni del giudizio tra il buio e il miele, una suora giovane nel primo quarto di luna tra un delitto d’onore e una nuvola d’ira mentre correva l’anno felice sopra un gran mare di gente de la mille e una Italia, quando tu sei stato felice, Giovanni, a bocce ferme, in attesa della sposa segretaDonna amata dolcissima – : tra la pietra, il ragazzo e il vento, nei tuoi racconti di vent’anni, e Domingo il favoloso cadeva nella trappola amorosa, un bluff. A metterli tutti insieme i titoli di Giovanni Arpino in un gioco calvinesco (come Marco Polo e l'imperatore dei Tartari Kublai Khan ne “Le città invisibili”) viene fuori un racconto, e una vita, quelle di uno scrittore dispari, troppo presto dimenticato, e senza nemmeno un tempo supplementare, che la sua voce meritava. Michele Mari ha detto: «un grande scrittore del Novecento e totalmente scomparso, anche dalle tesi di laurea, è Arpino. È uno dei miei pallini, ma niente, Arpino è proprio morto». Facciamolo tornare.  
Venerdì 2 Giugno 2017, 10:46
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