Luciano Pignataro

Il cervello e le mani dei pizzaioli, quando il successo divide

di Luciano Pignataro
Si dice che il successo unisce mentre l'insuccesso divide. Per i pizzaioli napoletani sta avvenendo esattamente il contrario e assistiamo a questo fenomeno con grande stupore.
Il boom degli ultimi cinque anni, complici la crisi economica dei ristoranti e della diffusione su internet, ha restituito vitalità ad una settore che ha avuto nella sua manualità fantastica maturata in due secoli il suo grande e inarrivabile punto di forza.
Una manualità che però non ha avuto sempre la possibilità di essere raccontata dai protagonisti. Il motivo è che fare il pizzaiolo sino a non molti anni fa non era un mestiere a cui un giovane poteva aspirare e i più anziani ricordano bene i tempi della fame e delle difficoltà.
Oggi sponsor, tv, social e pubblico consentono ai pizzastar di guadagnare ben oltre un avvocato, un ingegnere, un notaio.
Questa ricchezza sta facendo perdere spontaneità e sta creando rivalità incredibilii che non hanno alcun ragione di essere dal punto di vista commerciale ed economico. Spesso si tratta infatti di ripicche infantili adolescenziali che mai si aspetterebbero da persone mature.
Una cultura debole sui meccanismi dell'informazione trasforma qualsiasi blogger o pseudo tale che si presenta in pizzeria con una macchina fotografica e non paga in un nuovo Unto dal Signore che può cambiare il destino di chi sta al forno. Ormai un like vale quanto un articolo sul New York Times!
La cosa più incredibile è ascoltare chi non ha studiato nulla e non ha mai fatto una pizza in vita sua pontificare e dare consigli a chi la fa da tre generazioni.
Questa degenerazione, esasperata da Facebook, sta dividendo il mondo della pizza napoletana aprendo le porte a chi lo vuole distruggere per imporre altri modelli di pizza con la scusa della salute.
Quale può essere l'antidoto al veleno dei soldi e del successo? Molto semplice, la cultura: studiare le tecniche, gli alimenti, la cottura, la storia della pizza e la storia di Napoli. Studiare le lingue, in qualche caso a cominciare dall'italiano, e capire che il successo dopato da un like è un fuoco di paglia.
Il pizzaiolo deve in poche parole seguire lo stesso percorso che ha fatto il cuoco negli ultimi vent'anni: non avere paura del confronto, girare il mondo, parlare positivo e saper gestire la propria immagine. Chi vivrà mangerà pizze migliori, quelle condite con la  cultura e non dalla paura del successo dell'altro.
Giovedì 21 Gennaio 2016, 10:09
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1 di 1 commenti presenti
2016-01-21 14:18:44
Chi non ha mai fatto una pizza e da giudizi? Caro Pignataro, chi sa fa e chi non sa insegna (o fa il critico). Questo vale per tutti.


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