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di Pietro Treccagnoli

Città della Scienza, città senza coscienza

Forse solo quando si spegneranno completamente le fiamme dello sdegno sarà possibile scrutare a fondo nella tragedia del rogo di Città della Scienza. Si capiranno, forse, le origini e gli obiettivi del dolo. Ma qualcosa resterà sempre inspiegabile, soprattutto ai napoletani: come si può vivere in una città dove la scienza non produce coscienza.

Non si tratta di buttarla sul filosofico, per lenire lo strazio rovente. Napoli, l'abbiamo detto, scritto, ripetuto fino alla noia, ha eccellenze che altrove non si producono neanche con incubatori culturali e università prestigiose. O meglio, dal nostro caos interiore, per portare a testimone Nietzsche, nascono stelle danzanti. Stelle comete, però, che bruciano e lasciano soltanto macerie e ceneri fumanti. Abbiamo tutto e non riusciamo a trattenere nulla. Tutto si crea e tutto si distrugge, in una coazione a ripetere la catastrofe che ormai ci è entrata nel Dna.

L'inchiesta giudiziaria ci darà, speriamo, risposte. Ma ci sembra già di conoscerle. Perché del rogo di Bagnoli (e del disastro di un intero quartiere lasciato in un incubo post-industriale, dopo averlo illuso con sogni californiani) vediamo i responsabili morali, ovvero chi lascia, sempre e comunque, gli operatori culturali soli, a cavarsela come possono.

La cultura viene sempre dopo tutto il resto, anche se ci riempiamo la bocca con il nostro nobilissimo passato e inseguiamo le magnifiche sorti e progressive come impuniti Azzeccagarbugli. La cultura vera resta solo una chiacchiera che diventa sberleffo, commedia senza arte, pulcinellata. Si ignora la fatica dell'azione che viene dopo il pensiero, non c'è coscienza dopo la scienza. E  ora non c'è più neanche la scienza.

Pubblicato il 06 Marzo 2013 alle 08:26
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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COMMENTI PRESENTI (9) Scrivi un commento
Vi ricordate il parmigiano all'indomani del terremoto del 1980?
Si facevano file per riscuotere il pezzo di formaggio regalato dalla Comunità europea per i disagiati del terremoto.Tutti anche quelli che non ne avevano bisogno perchè se lo potevano comprare e che non erano disagiati per il terremoto andarono a far la fila per il parmigiano.
Che mi importa se non mi serve il parmigiano, io intanto mi mangio il parmigiano, intanto mi piglio qualcosa.
Tanto se non me lo piglio io, se lo piglia qualcun'altro.E che son fesso io che non mi prendo il parmigiano?
Cosi ci fu chi si pigliava il parmigiano e chi i miliardi di soldi per la ricostruzione, mai terminata.
Allora abbiamo capito qual'è la cultura ,cioè il valore che orienta il nostro agire, il nostro giudizio, la nostra etica?
Questa è la Napoli non globalizzata e globalizzata, c'è tutto ; Arte, Cultura, Scienza, Legalità ma anche violenza, prepotenza, ignoranza , barbarie, illegalità.
E' una sorta di match, questo perde e questo vince.
O si lotta per la società civile o è finita.
Allora non ci mettiamo in fila per il parmigiano e scegliamo Arte, Cultura, Scienza e Legalità

Commento inviato il 10-03-2013 alle 13:25 da mammalisa

egregio esposito59 si faccia virtualmente omaggiare, abbracciare ed osannare. e non sono ironico eh! lei ha detto sul rogo di bagnoli l'unica cosa vera e seria che poteva e doveva essere detta.

Commento inviato il 07-03-2013 alle 15:39 da atem61

Ma vogliamo dirla tutta senza retorica e ipocrisia? Di scientifico la "Città della scienza" aveva solo il nome. Andava bene 15 anni fa, quando nacque, era interessante per le scolaresche che venivano in visita ma ormai era abbandonata a sè stessa, nessuna se la filava più, era un parco giochi obsoleto e deserto. I dipendenti non prendevano stipendio da mesi e si parlava di dismissione della struttura. Questo perchè nessuno lo dice? Perchè si parla di perdita della cultura come se tutto dipendesse da questo incendio. Napoli non produce più cultura da più di venti anni, gli ultimi maestri hanno nomi che riecheggiano da mezzo secolo in città e sono sempre gli stessi: Roberto De Simone, Gerardo Marotta, Raffaele La Capria, Ermano Rea, Francesco Rosi, Carlo Giuffè, Massimo Ranieri, Pino Daniele, i Bennato. Tutta gente che appartiene al secolo passato ma che per nostrta fortuna vive ancora la città. Chi ha potuto, come Paolo Sorrentino, Erri De Luca o Roberto Saviano, è scappato via da questo mostro metropolitano. Che c'entra "Città della scienza" con la morte della cultura napoletana? E, a mio avviso, non c'entrra nemmeno la camorra che in quella zona è rappresentata da quattro straccioni semianalfabeti da prendere più a pernacchie che a schiaffi. Si indaghi su chi trarrà giovamento dalla mancata chiusura della struttura, dal risanamento delle casse della Fondazione Idis e dal rilancio della struttura. Forse si scopriranno verità ben più amare di un rogo di camorra.

Commento inviato il 07-03-2013 alle 09:38 da brunoesposito59

160 dipendenti, circa 70 diretti e il resto nell'indotto...!!!...resto basito. Qui parliamo di un luogo di "arte & cultura" che ha un numero spropositato di dipendenti che : 1) come e 2) con quale criterio sono stati assunti; 3) i costi li sosteneva la collettività, essendo 4) 350.000 visitatori all'anno un numero insufficiente. Allora comprendo lo sdegno, ma facciamo così ricostruiamo solo quando potremo permettercelo e a quando avremo davvero fame di conoscenza e virtù. Al momento pare che le necessità siano altre, basta contare il popolo nelle sale da scommessa, nelle sale bingo, nei centri commerciali, contare quanti si esaltano con la truffa meglio organizzata del secolo : il calcio. Si esaltano i modelli del peggio, e poi ci aspettiamo che i luoghi dedicati all'arte e alla cultura siano rispettati e venerati come chiese. Ma se tutti i giorni i modelli proposti sono quelli del furbo con atteggiamento delinquenziale, vengono esaltati i calciatori & i politici, quelli insomma delle serate burlesque da champagne & mignotte, e poi non ci aspettiamo che qualcuno che ha recepito benissimo il messaggio, soprattutto la parte dedicata al "delinquenziale", non appicchi un incendio per una speculazione edilizia ? Poi di cosa bruci...chi ca**o se ne fo**e...l'importante è fare soldi per comprasi lo champagne e le mignotte...!!!!

Commento inviato il 06-03-2013 alle 21:35 da orobe

Mi capita di leggere di storie maledette, di cose lontane anni luce dalla concezioni delle persone perbene.
Mi capita di leggere di storie che maturano in ambienti degradati, molti casi di pedoflilia o prostituzione maturano in quegli ambienti dove non si presta grande attenzione a chi ci sta intorno e che dovremmo proteggere.
Allo stesso modo a Napoli trovano terreno fertile, che fa crescere la pianta del male, questi delinquenti perchè la città allo stesso modo è in uno stato di degrado e non è coesa.
Ognuno vive per i fatti propri, ognuno cerca il proprio raggio di sole, tutti abbaiano il proprio bisogno.
L'amministrazione comunale devo dire che ha fatto di tutto per disunire ancora di più questa città, con le sue ZTL e con le sue mancanze.
Ad aprile avremo un avvenimento di respiro internazionale come l'America's cup di vela, che farà di Napoli una città europea ma non una comunità.
A noi possono incendiare città della scienza e violentarci perchè non siamo coesi ma siamo una società allo sbando.

Commento inviato il 06-03-2013 alle 17:24 da eddielosvelto

bene, questo è l'atto I: "sdegno & piagnisteo". segue atto II: "ricostruiremo più bella e più grande che pria. bravo.grazie" (si ringrazia petrolini per la lungimiranza). segue atto III: "denuncia dello stato di abbandono in cui versa da mesi e anni bla bla bla". scolio: "non è abbandono ma in atto un ripensamento complessivo del destino di tutta l'area" (tradotto: finchè non ci si mette d'accordo chi e quanto ci deve mangiare sopra qui non si muove un filo d'erba). intermezzo: "quadriglia con figure e gran finale: promessa che tutto sarà ricostruito nella massima trasparenza & parallela costituzione di 24 partecipate, 38 consigli d'amministrazione e minuetto di consulenze quante la fantasia umana ne possa partorire, atte a garantire un democratico e ottimale processo di ricostruzione e gestione dell'area da ultimarsi "oltre giove e verso l'infinito" (si ringrazia 2001 odissea nello spazio per lo spunto temporale). atto IV: riciclatura e adattamento al caso da parte dei giornali degli ultimi 3500 articoli su consulenze d'oro, costi di appalti triplicati, assunzioni di parenti amici cognati ecc .ecc. ecc. ah dimenticavo: aumento dell'addizionale regionale per i costi della ricostruzione.

Commento inviato il 06-03-2013 alle 15:23 da atem61

Ma che Paese è questo? Che Paese è se si può impunemente (sarà così) distruggere una cosa simile con un'azione tipo navvy seals? Che Paese è se nessuna istituzione è in grado di fare il proprio lavoro e nessuno riesce a tutelare niente? Che paese è dove sanità, istruzione, trasporti, patrimonio culturale e quanto altro non funziona o va in malora? Che Paese è se la sola speranza per i giovani è la fuga all'estero? Che Paese è se i simboli della civiltà mondiale crollano a pezzi nella reale indifferenza e le biblioteche storiche diventano luogo di saccheggio privato? Che Paese è se più niente e nessuno garantiscono il minimo indispensabile per un'esistenza dignitosa, ma abbiamo un debito di oltre due milioni di miliardi? Soprattutto che Paese è quello in cui tutti ci ammorbano unicamente con le solite e stantie frasi di crcostanza, a cominciare dal Capo dello Stato che non va oltre la solita "viva e vibrante indignazione" di crozziana menoria? Città della Scienza è solo l'epilogo clamoroso che dimostra quali nefandezze si possano tranquillamente compiere in un Paese che ha perso soprattutto la dignità per poter sedere nel consesso internazionale. L'Opera si potrà anche ricostruire e me lo auguro; resta però il fatto che per quello che siamo diventati o abbiamo consentito che diventassimo meritiamo solo di essere dispersi per il mondo, consentendo a qualcuno più degno di ripopolare l'Italia ridandole quantomeno la speranza. Provo vergogna ad essere italiano.

Commento inviato il 06-03-2013 alle 12:34 da esposito.juris@libero.it

Ho paura e disgusto di leggere presto o tardi sulla stampa cosa ci sia dietro questo atto, mi domando quanto e se abbia influito l'intransigenza virtuosa dell'amministrazione attuale nel non voler proseguire in generale i vecchi accordi pubblco-privati di gestione della città. E' quello che più o meno penso di ricavare dalle parole di De Magistris che ha parlato di attacco criminale, in realtà un vero e proprio attentato, ove venisse confermato il dolo. Comunque sia, l'ennesima dimostrazione che in questa città le cose non cambierranno mai. Ed ora che anche a livello nazionale si prova finalmente a scardinare assetti costituiti da anni ed anni, cosa accadrà?

Commento inviato il 06-03-2013 alle 11:59 da LETTORE_56

Dott. Treccagnoli, ha trovato le parole giuste per questa ennesima tragedia che Napoli non meritava. Posso solo dirle grazie.

Commento inviato il 06-03-2013 alle 09:05 da persico712

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