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di Raffaele Cantone

 Il nuovo libro di Robero Saviano "000". 

Ne Il Mattino di oggi 5 aprile è uscita una recensione da me scritta sul libro di Roberto Saviano, dal titolo "Zero Zero Zero"; la riporto anche qui sul blog perchè più di una persona mi ha chiesto di postarla; questa di seguito è la versione integrale, che sul giornale, per esigenze di spazio, è stata leggermente ridotta.    

Sono trascorsi ormai sette anni da quando Gomorra di Saviano è giunto in libreria.





Sembrava un incredibile azzardo: un testo che parlava di camorra, a metà fra saggio e racconto; era  destinato al più ad essere letto da qualche affezionato del genere!





Del resto, quale successo attendersi da un volume che aveva ad oggetto un argomento relegato dai  media  più importanti?  Quale interesse poteva suscitare lo spaccio a cielo aperto che avveniva (ed avviene) a Scampia o l’attività di un clan camorristico che operava (ed opera) in una provincia “babba”, come quella di Caserta?





Ed, invece, Gomorra è stato un testo “rivoluzionario”: ha cambiato non solo la percezione nazionale (ed internazionale) della camorra, tanto che per l’immaginario collettivo il clan dei casalesi è divenuto il “clan di Gomorra”, ma anche radicalmente la vita del suo autore.





Lo scrittore è diventato una firma di primo piano di importanti testate giornalistiche, un personaggio televisivo amato e con ascolti da record; un intellettuale da “consultare” anche da parte di aspiranti premier (mi riferisco a Bersani .. ma non solo).  Il libro, tuttavia, gli ha reso l’esistenza quotidiana difficile, imponendogli una scorta ventiquattro ore su ventiquattro e  la rivoluzione del suo modo di vivere.





Oggi Saviano rilancia; lo fa con un nuovo romanzo che tratta un argomento ugualmente  complesso, la cocaina; il titolo è evocativo come quello del precedente: “000” che è la qualificazione scientifica di un’altra polvere bianca, la farina, ingrediente base per la preparazione del pane. 





Il riferimento numerico non serve a rimarcare l’identico colore delle due sostanze, ma per lanciare un paragone, solo in apparenza spericolato, riportato alla fine  del testo: “Il mondo è una pasta tonda che lievita. Lievita attraverso il petrolio. Lievita attraverso il coltan. Lievita attraverso i gas. Lievita attraverso il web. Tolti questi ingredienti, rischia di afflosciarsi, decrescere. Ma c’è un ingrediente più veloce di tutti e che tutti vogliono. Ed è la coca. Un ingrediente senza il quale non potrebbe esistere nessuna pasta. Proprio come la farina. E non una farina qualsiasi. Una farina di qualità. La migliore qualità di farina: 000.





La cocaina è un tema oggettivamente difficile per una ragione tutto sommato banale; su questa sostanza stupefacente è stata fatta la più grande operazione di marketing criminale di tutti i tempi; è una droga “sdoganata”, passata dall’essere usata da grandi personaggi (scrittori, imprenditori di grido, etc) a quella alla portata economica di tutti, con prezzi buoni per lo studente, l’impiegato, l’operaio.  





Persino “mitizzata”: non fa male, anzi aumenta capacità e prestazioni; non è “sporca” come l’eroina perché non c’è contatto con il sangue; soprattutto è una cosa che si può padroneggiare; puoi stabilire tu quando, come prenderla e quando farne a meno.





Operazione pubblicitaria traghettata anche da film o inchieste pseudo giornalistiche, rivelatasi decisamente ingannevole. E’, invece, una droga pericolosissima, che fa morire (il libro ricorda come gran parte degli infarti “giovanili sia causato da essa); che genera dipendenza (anche perché forse è stata trattata chimicamente per raggiungere questo obiettivo) e sta distruggendo milioni di persone, senza che nessuno se ne occupi davvero o nemmeno provi a debellarla o a curarne l’abuso.





Saviano se ne occupa a suo modo, con la stessa tecnica di Gomorra: ammette con lealtà di subire da essa, così come in passato dalla camorra, una suo fascino perverso, ma non le riserva che giudizi pesantemente negativi.





Resta lui l’io narrante, il caronte che ci conduce in quest’inferno, anche se la nuova vita di privazioni non gli consente di raggiungere, come per il passato, i luoghi con la sua “vespetta”; questa volta  colloquia con le persone, raccoglie storie ed esperienze da trasferire in una scrittura in cui si riconoscono i suoi ritmi intensi e sincopati.





Racconta in modo documentatissimo di come la cocaina riesca a passare dal sud America, tramite Messico o Africa, e raggiungere i mercati più ambiti, quelli dell’Europa e del Nord America, PAESI sempre più molli e senza spina dorsale.  





Lo fa, però, con il  suo “metodo”. Non con un filo logico persistente, ma tramite la narrazione di storie di persone,  tratteggiandone immagini e vicende.





E’ questo il dono migliore di Roberto: bellissimi i ritratti contenuti nel capitolo 8 sulla” bella e la scimmia”; la prima un’avvenente modella colombiana che diventa la compagna di un Narcos che decide di collaborare; l’altro il famigerato Salvatore Mancuso, uno dei capi dei cartelli colombiani (di origine italiana) che pure tradisce il suo mondo per accordarsi con la DEA.





Perfetta e minuziosa la descrizione dei cosiddetti “muli”: ragazzi e ragazze africane che accettano, sottoponendosi ad allenamenti estenuanti, di far utilizzare il loro stomaco per il trasporto degli ovuli contenti la ricca polvere.





Da vero e proprio tecnico è la parte dedicata al riciclaggio della quantità abnorme di denaro provento dello spaccio, che inquina il mercato finanziario tanto da incidere sull’intero sistema economico globale.  





Un capitolo non poteva mancare su Napoli e Scampia:  Roberto racconta delle piazze di spaccio, della nuova Faida, delle morti innocenti di Lino Romano ed Andrea Nollino  e ne approfitta per togliersi qualche “sassolino dalle scarpe” contro chi lo ha (ingiustamente) criticato ed insultato; non è certo colpa di chi racconta se Scampia continua ad essere il crocevia dello spaccio ma, invece, di chi non fa nulla per impedirlo.





In conclusione, un giudizio, forse, di parte: non è un mistero che sono amico di Roberto e che tante volte con lui ho parlato di questo libro in gestazione; non credo che una persona possa scindere giudizi ed affetti!





A me 000 è piaciuto tanto, non solo perché si legge tutto di un fiato e perché è densissimo di fatti e circostanze, ma anche perché, pur  non condividendone tutto (la provocazione della legalizzazione, ad esempio), vi ci intravedo il Roberto che apprezzo; quello coraggioso, entusiasta,  capace di lanciare un macigno nello stagno nella speranza che qualcuno sia pronto a raccoglierlo e a rilanciarlo…                                                        





 

Pubblicato il 05 Aprile 2013 alle 12:05
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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COMMENTI PRESENTI (7) Scrivi un commento
ma guardi dott. Cantone, Saviano non girava con la sua vespetta nemmeno quando poteva... gomorra lo ha ripreso da articoli e storie raccontate da altri, testi raccolti in quelli che erano spazi e giornali per cultori... capisco che il marketing per vendere libri deve creare miti, ma non violentiamo la verità.

Saviano in questo libro propone una ricetta vecchia di decenni e sembra sia frutto di un suo colpo di genio, e anche su questo stenderei un velo pietoso

Commento inviato il 09-05-2013 alle 11:27 da Pauler

E' grazie al suo "sacrificio" che da anni ho più chiaro in mente l'impegno che richiede la mia terra... Grazie Roberto.

Commento inviato il 08-04-2013 alle 19:10 da alessandro.colletti

i professionisti dell'anti-antimafia si sono già scatenati contro Saviano ed il suo libro che, secondo loro, sarebbe zeppo di ovvietà e questa sarebbe già una buona ragione per comprare il libro di Saviano ma dopo la sua recensione non ci sono più dubbi!

Commento inviato il 08-04-2013 alle 00:20 da michelexe

Gentile dott. Cantore, ho fatto giudiziaria anche a Napoli, quindi ci conosciamo, ma non mi riesce di raggiungerla in altro modo. Ho acquistato l'ultimo Saviano e mi appresto a leggerlo, ovviamente la sua recensione è molto invitante.
Ho scritto anch'io qualcosa di estremamente diverso sulla camorra che vorrei sottoporle, ma come fare?
c1801laura@yahoo.it
Cordialmente Laura Caputo

Commento inviato il 07-04-2013 alle 10:13 da ellemmeci

Esimio dott.Cantone ,
non ho ancora comprato il libro di Saviano ma penso di farlo a breve .
La "recensione " fatta da Lei non può che spingerci a leggerlo quanto prima .Non foss'altro per trovare oggettiva conferma ( come in Gomorra ) di ciò che vediamo succedere ogni giorno intorno a noi , senza che si rivolti dentro di noi quella coscienza ( per chi ancora ce l'ha ) di cittadini, di cristiani in un Paese cristiano ,di cattolici in un Paese che dice di essere cattolico ,di uomini in un Paese che parla di umanità .Fa male assistere quotidianamente ad una colpevole deriva morale e sociale che non ha pari nel mondo .Sembra che allegramente o con leggerezza ci si lasci trasportare per una discesa verso l'autodistruzione .
Spero solo che Saviano non si lasci strumentalizzare da orientamenti politici che portano , alla lunga , a far passare per " partigianerie "le sue sacrosante denunce e conseguentemente a farne perdere la veemenza.
Grazie comunque per gli spunti e mi scusi per lo sfogo
CIUCIU

Commento inviato il 06-04-2013 alle 21:07 da decagiu

Dottor Cantone, proprio ieri mattina ho acquistato la copia del libro (quasi per caso, l'ho notato in prima vista in una libreria della Stazione).
Ho avuto giusto il tempo di leggermi la "quarta di copertina" e i "ringraziamenti", mentre ero in treno. Al ritorno da lavoro, sull'autobus, il libro si è fatto realtà: 2 ragazzi (16-17 anni) si sono messi a sniffare davanti a tutti i viaggiatori.
Erano completamente fuori di senno!
Questa casualità, rappresenta benissimo la forza letteraria di Roberto.
Vedere ciò che esiste, quando la vita non ha il tempo per guardare.
Le Vele, Casal di Principe, le faide, la Coca, gli arresti. E' un narratore unico.
Per questo, ciò che lui vive a me fa molta rabbia. Ritengo sia ingiusto che un ragazzo, un professionista, sia costretto a vivere una vita non libera, sotto scorta, tra mille ansie e paure. Un professionista che adempie diligentemente al suo lavoro ha il diritto di vivere una vita libera, pur consapevole dell'assunzione di responsabilità e di rischi tipici della propria professione.
Così come l'imprenditore organizza i propri mezzi necessari assumendosi il "rischio d'impresa"; e purtroppo qui al Sud anche l'atipico "rischio racket", al quale, però, ci si deve opporre con forza. Non è giusto, ma è la vita.
Bisogna proprio morire uccisi (o vivere sotto scorta) per avere un impatto positivo sulla società e sulle coscienze?
Io Voglio un Roberto libero. VIVO.
E se sarà calpestato, il suo sacrificio sarà il nostro sentiero.
Gesù insegna.

Commento inviato il 06-04-2013 alle 15:31 da sodoma

Con una recensione così, non si potrà che leggere, questa nuova opera di Saviano! Quanto alla faccenda della legalizzazione delle droghe... è un'idea che incontra di certo il nostro favore, con gli opportuni limiti e correttivi, alle proposte già fatte in passato..

Commento inviato il 05-04-2013 alle 13:00 da controlemafie

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