Daniela De Crescenzo

Mergellina, regno di bagnanti, diportisti e pescatori

di Daniela De Crescenzo
“Era un pescatore abile e fortunato, colui di cui vi
narro, e l’intiero suo giorno passava fra l’amo e le reti, lieto quando la pesca era abbondante, incollerito
quando la tempesta che intorbida le acque, rendeva inefficace le sue fatiche. Era uomo semplice
e buono, silenzioso ed ignorante d’amore: quando un giorno, mentre sedeva a riva ed immergeva
l’amo nell’onda, dalle glauche acque, dinanzi a lui sorse una Ninfa marina, dal corpo bianco e
provocante, dai lunghi e biondi capelli che il vento sollevava, dallo sguardo verde e terso come il
cristallo; ella cantava soavemente e le sue candide dita volavano sulla cetra. Era così lusinghiero,
così attraente il suo canto che il povero pescatore sentì struggersi il cuore e non avendo che
l’ardente desiderio di raggiungere la sirena e morire in un supremo abbraccio, precipitò nel mare.
Tre volte venne a galla, tre volte scomparve nel mare – e lui fortunato se potette con la morte pagare
così infinito godimento. Il sito dove egli precipitò fu chiamato Mergellina dal suo nome e dicesi ancora,
nelle fosforescenti notti d’estate, vi ricompaia la sirena”.
Matilde Serao Leggende napoletane
 
Auto in colonnate con la musica a palla, bancarelle dove si vendono spighe, piede di porco e callo di trippa, chioschi che offrono taralli, semi, semenze, birre di ogni tipo, chalet con i tavolini all’aperto, marciapiedi dove per farsi largo bisogna usare i gomiti: Mergellina, se ci vai di sera è affollata e variopinta. A qualcuno piace. A molti altri no.
Tutta un’altra storia arrivarci di mattina. Specialmente in questa stagione, quando il sole riscalda senza bruciare e non fa freddo, ma nemmeno caldo. Allora, se passeggi sul lungomare, puoi ancora incontrare uno dei superstiti pescatori che vivono e lavorano in questo celebratissimo spicchio di città. Qualcuno rammenda le reti, qualcun altro raccoglie lo scarso pescato, molti restano al sole a mangiare un panino o a raccogliere l’ennesima sfida a Scopa o a  Tresette.  Un tempo il borgo era loro, poi l’approdo degli aliscafi e poi il molo turistico, hanno mutato il volto del quartiere.
E del resto nei secoli le trasformazioni subite dalla magica Mergellina non sono state poche: la linea costiera che parte da Posillipo è stata avanzata tra il 1800 e il 1900 con diverse colmate in maniera da congiungere direttamente la collina con largo Sermoneta e creare l’attuale via Caracciolo e il retrostante Viale Gramsci sul quale si affacciano molti palazzi d’epoca.  La terra è stata rubata al mare che tuttavia resta il fulcro del quartiere e la passeggiata sul molo che taglia l’acqua offrendo da un lato la vista di Posillipo e dall’altra quella del Vesuvio è uno dei piaceri imperdibili offerti dalla città. Qualcuno, poi, non si accontenta e già in questa stagione tenta il tuffo.
Ma a Mergellina non bisogna nemmeno perdere la chiesa di Santa Maria del Parto (www.santamariadelparto.it) : in realtà, però, le chiese originarie erano due, costruite, come spesso accade nella città fatta a strati, una sull’altra.  Le opere furono ordinate da Jacopo Sannazaro che aveva ricevuto una donazione da Federico I e in quell’epoca stava componendo l’opera De partu virginis, da cui il nome della basilica che ancora ne ospita le spoglie. I lavori della cappella inferiore  iniziarono nel 1504 per terminare nel 1525, quelli della cappella superiore rimasero, invece, a lungo interrotti per un epidemia di peste.
Nei secoli successivi la parte inferiore fu abbandonata e nella parte superiore fu trasferito in presepe ligneo di Giovanni di Nola che in un primo momento vi era stato collocato.  Nella chiesa si trova anche “il diavolo di Mergellina” come gli abitanti del luogo chiamarono la tavola dipinta da Leonardo Grazia da Pistoia su ordine del cardinale Carafa. L’immagine raffigura san Michele che schiaccia la testa al diavolo: ma questo ha il volto di una donna. Secondo Matilde Serao il cardinale si era invaghito di una nobildonna che però, dopo aver corrisposto il sentimento, si era innamorata di un altro. Secondo un'altra leggenda, invece, l’uomo di Chiesa aveva ordinato la tavola proprio per liberarsi dalla tentazione di cedere alle attenzioni di una signora. In ogni caso il diavolo di Mergellina è femmina. 
Martedì 18 Aprile 2017, 17:27
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