Omicidio dell'attivista gay, l'assassino pronto a chiedere il rito abbreviato

Con un quadro indiziario tanto grave da portare diritto all'ergastolo, Ciro Guarente, assassino reo confesso dell'attivista gay Vincenzo Ruggiero e tuttora detenuto a Poggioreale, si prepara a chiedere il rito abbreviato una volta che la Procura avrà chiuso le indagini. Una strada «quasi obbligata» quella imboccata da Dario Cuomo, legale del 35enne ex marinaio, confermata dalla rinuncia di qualche giorno fa al pronunciamento del Tribunale del Riesame di Napoli, che pure era stato adito da Cuomo affinché annullasse l'ordinanza di carcerazione emessa a fine luglio dal Gip del Tribunale di Napoli Nord.

Dopo aver visionato gli atti di indagine raccolti dalla Procura di Napoli Nord, Cuomo ha così ritirato la sua istanza e ora attenderà che la Procura chiude il cerchio delle indagini per formalizzare al Gip la richiesta di abbreviato, rito speciale che prevede uno sconto di pena ma con processo i cui elementi di prova sono solo quelli raccolti dagli inquirenti in fase di indagine preliminare; l'obiettivo è di evitare un ergastolo che sembra quasi scontato vista la confessione resa da Guarente nel primo interrogatorio di fine luglio, poi confermata in quello di metà agosto in cui ammise il coinvolgimento nelle fasi preparatorie del delitto del secondo indagato, Francesco De Turris, tuttora in carcere con l'accusa di aver ceduto a Guarente la pistola calibro 7,65 - peraltro mai trovata - usata per uccidere Ruggiero.

Di sicuro la difesa non si appellerà all'infermità mentale, vista la dinamica del delitto, in cui è emersa con evidenza la lucidità dell'ex marinaio nel pianificare l'assassinio di Ruggiero. Emblematiche le immagini delle telecamere esterne dello studio privato ubicato di fronte all'appartamento di Ruggiero, ad Aversa, dove è avvenuto il delitto, che riprendono Guarente arrivare prima della vittima; altre immagini inquadrano poi il 35enne caricare un sacco con il corpo di Ruggiero in auto qualche ora dopo. Senza quei frame Guarente probabilmente l'avrebbe fatta franca; entro pochi giorni sarebbero stati cancellati essendo caricati su un disco rigido. Dal carcere intanto Guarente continua a non parlare e a non rivelare i nomi di altri eventuali complici; gli inquirenti sono però certi che il 35enne fu aiutato da qualcuno ad occultare il cadavere di Ruggiero nel garage di Ponticelli, quartiere alla periferia orientale di Napoli, e magari anche a tagliarlo a pezzi.

Le indagini della Procura di Napoli Nord - sostituto Vittoria Petronella con il coordinamento del procuratore capo Francesco Greco - e dei carabinieri del Reparto Territoriale di Aversa proseguono a ritmo serrato; gli inquirenti stanno ascoltando da giorni amici e conoscenti di Ruggiero e Guarente, e nei prossimi giorni potrebbero chiudere il cerchio delle complicità di cui avrebbe goduto il 35enne.
Mercoledì 6 Settembre 2017, 17:40 - Ultimo aggiornamento: 06-09-2017 17:45
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