Provincia di Caserta, il presidente:
«Chiuderemo le scuole»

di ​Lia Peluso

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CASERTA - Il presidente facente funzioni della Provincia di Caserta Silvio Lavornia, ha riunito per stamattina i sindaci, i dirigenti scolastici, i rappresentanti degli studenti, i consiglieri provinciali e i parlamentari per definire quali iniziative intraprendere alla luce della mancata approvazione del decreto «salva Province» da parte del Governo. L’appuntamento è per le 12 presso la sede Saint-Gobain e l’incontro è stato fissato dopo il drammatico confronto che si è svolto ieri, presso la sede di corso Trieste, a margine del consiglio provinciale che ha deliberato il declassamento di due strade provinciali. Il filo conduttore degli incontri pubblici, a cui Lavornia ha invitato diversi rappresentanti istituzionali è la situazione finanziaria della Provincia che da fine marzo non può garantire alcun servizio.


A rischio c’è la chiusura delle scuole superiori dell’intera provincia, si tratta di 96 istituti, con circa 57 mila studenti che potrebbero rimanere a casa dalla prossima settimana, in quanto l’ente provinciale non potrà assicurare la manutenzione ed il pagamento delle utenze; ma anche la chiusura di 1500 chilometri di strade provinciali, il non pagamento delle rate dei mutui e degli stipendi a circa 300 dipendenti. Al fianco di Lavornia c’erano la senatrice Cinque stelle, Vilma Moronese ed il consigliere regionale Giovanni Zannini, non sono mancati momenti di tensione tra l’esponente pentastellata e quelli del Partito democratico. «Credo che abbiamo perso cinque mesi - ha detto Moronese - perché quando nell’ottobre del 2016 sono stata qui invitata ad un altro incontro pubblico, sempre per discutere del problema delle scuole, io avevo proposto di preparare un dossier sulle scuole con l’ausilio dei dirigenti scolastici e di portarlo a Roma a Renzi, sono stata ridicolizzata dal sindaco di Caserta, Carlo Marino che disse che volevo andare in piazza». Sulle parole di Moronese si è innescata la difesa dei rappresentanti del Pd, tra i quali l’assessore Tommasina Casale e tra urla ed accuse varie, alla fine, Lavornia ha chiuso il dibattito invitando tutti stamattina all’altra sede della Provincia. L’appello del presidente, dopo aver ascoltato diversi interventi, tra i quali quello del segretario della Cisl, Giovanni Letizia, che proponeva l’elaborazione di un documento ed i rappresentanti degli studenti insieme a quello dei genitori che si rendevano disponibili ad una manifestazione a Roma, è stato per elaborare tutti insieme una iniziativa.


«Non voglio allarmare - ha detto Lavornia - ma neppure possiamo stare qui tranquilli ed attendere promesse che non si concretizzino (il riferimento è alle rassicurazioni che il decreto salva Province sarà approvato nella seduta del consiglio dei ministri di venerdi, ndr). Con la conclusione della gestione provvisoria non possiamo più garantire i contratti con le partecipate (a rischio ci sono i posti di lavoro di 64 dipendenti di Terra di Lavoro, ndr), il pagamento delle bollette e del servizio di pulizia e gli stipendi ai dipendenti. Il decreto doveva essere approvato più di dieci giorni fa e la risposta che oggi posso darvi è che non ci sono le risorse per fare nulla perché quella che abbiamo subito dal Governo con il contributo che abbiamo dovuto versare è una vera e propria estorsione. Noi non chiediamo soldi allo Stato ma solo di restituirci i nostri perché altrimenti dobbiamo solo consegnare le chiavi di quest’Ente. La mia proposta - ha detto Lavornia - è di farci sentire con delle manifestazioni eclatanti. Di qui a qualche giorno saremo costretti a chiudere le scuole, ma se lo faremo non le riapriremo più. L’ultima notizia che ci ha dato il sotto segretario Bressa è che il decreto è pronto e pare che manchino pochi milioni di euro per la copertura finanziaria. Ritengo che non siamo stati né deboli e neppure incapaci perché abbiamo fatto l’impossibile, compreso l’esposto-denuncia a procura, prefetto e corte dei Conti e mi dispiace che alcuni dirigenti scolastici non si siano resi conto della situazione». Queste ultime parole di Lavornia hanno innescato la reazione dei dirigenti presenti, che presente anche il provveditore agli studi, hanno rivendicato la partecipazione e la disponibilità. Nell’aula consiliare di corso Trieste anche alcuni sindaci come quello di San Nicola, Arienzo e Castel Campagnano.
 
Martedì 4 Aprile 2017, 08:25 - Ultimo aggiornamento: 3 Aprile, 23:48
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