Reperti archeologici, c'è un terzo indagato per ricettazione

Un'operazione dei carabinieri contro i tombaroli
di Biagio Salvati

CASERTA - C’è un terzo indagato nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che lo scorso primo marzo è sfociata in alcune perquisizioni tra gli studi e le abitazioni di due professionisti dell’alto Casertano con la passione delle opere d’arte e dell’archeologia, con responsabilità, in parte, ancora da accertare. Un’indagine particolarmente complessa - iniziata seguendo le tracce di un furto commesso nel Museo archeologico di Teano - che presto potrebbe estendersi ad altri soggetti.

Nell’indagine condotta dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli con la collaborazione degli uomini della Compagnia di Capua, figurano un avvocato di 50 anni, di Teano, Gerardo Mastrostefano e un chirurgo originario di Carinola, Domenico Bova, 62 anni, con attività a Sessa Aurunca: i due professionisti sono stati iscritti nel registro degli indagati per il reato di ricettazione di materiale archeologico nell’ambito di un’inchiesta avviata dopo alcune segnalazioni che all’inizio del mese portò alle lunghe perquisizioni eseguite con la collaborazione dei carabinieri della Stazione di Teano. Un atto dovuto, quello dell’iscrizione nel registro degli indagati, difesi dagli avvocati Pasquale Rocco e Maria Tescione per consentire agli uomini dell’Arma di procedere al controllo nelle abitazioni e negli studi del medico e dell’avvocato dove sono stati rinvenuti e sequestrati 33 oggetti (tra le pertinenze abitative dei due indagati) di «verosimile interesse archeologico e culturale, appartenenti all’epoca romana» che però dovranno essere sottoposti ad accertamenti tecnici per la conferma della loro originalità.

Il terzo indagato nell’inchiesta della Procura sammaritana, stando a quanto si apprende a Palazzo di Giustizia, sarebbe un noto ricettatore della zona (ovvero l’area archeologica di Calvi-Teano massacrata per decenni da tombaroli senza scrupoli) che avrebbe venduto i preziosi oggetti ai due professionisti e forse anche ad altri. In una precedente perquisizione, infatti, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato nell’abitazione del terzo soggetto, oltre cento pezzi di particolare interesse storico-archeologico. Molti dei pezzi invece rinvenuti nella disponibilità del medico e dell’avvocato, erano addirittura esposti in bella mostra nei loro studi-abitazioni, tutti alla luce del sole. I due indagati sono conosciuti come due persone appassionate dell’arte che avrebbero anche chiarito alcuni aspetti a difesa. Ma da fonti giudiziarie si apprende che sarà necessaria un’ulteriore istruttoria investigativa per escludere o confermare eventuali ulteriori responsabilità dei due professionisti. Il materiale oggetto di sequestro, infatti, è in fase di verifiche di carattere tecnico da parte dei carabinieri e della Sovraintendenza ai Beni Culturali per poterne appurare l’effettivo pregio artistico ed economico. In particolare si tratta di oltre trenta pezzi: reperti di epoca romanica, soprattutto vasellame di terracotta e un mezzobusto in marmo raffigurante un soggetto maschile, poi sequestrati dai carabinieri.
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- Ultimo aggiornamento: 16 Marzo, 22:53
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