Addio a Umberto Eco, cambiò lo sguardo sul mondo

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di Massimo Adinolfi

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Umberto Eco, scrittore. Lo straordinario successo internazionale de «Il nome della rosa», apparso nel 1980, lo consacrò in tutto il mondo come romanziere, ma Eco - morto ieri a 84 anni - è stato molto di più. È stato uno studioso di estetica medievale e un semiologo; è stato un saggista, un critico, un polemista. Dalle pagine dell’Espresso, Eco è stato una presenza costante nel dibattito pubblico italiano.
 

Il libro che gli ha dato la più grande notorietà ha in parte almeno oscurato il resto del suo lavoro: eppure libri come l'Opera aperta, la Struttura assente o il Trattato di semiotica generale hanno avuto una grande importanza nella cultura italiana degli anni Sessanta e Settanta, contribuendo a modificare il panorama delle scienze umane.

L'interesse filosofico per il tema dell'interpretazione è legato, in Italia, alla diffusione dell'ermeneutica, fondata anzitutto sulla tradizione tedesca otto-novecentesca, ma anche sulla tradizione semiotica americana inaugurata da Charles Sanders Peirce, e studiata in Italia da Carlo Sini, a Milano, e da Umberto Eco e la sua scuola, a Bologna.
Però, per i meccanismi della comunicazione di massa, Eco è anzitutto l'autore del romanzo italiano forse più letto e famoso della seconda metà del Novecento.

Traduzioni in decine di lingue, decine di milioni di copie vendute nel mondo. Eco conosceva molto bene quei meccanismi. Li studiò anzi, in libri come Apocalittici e integrati, in cui metteva a tema la cultura popolare, il romanzo poliziesco, il fumetto, il Kitsch, la televisione. La cosa suscitò qualche perplessità. Pietro Citati recensì il saggio di Eco mostrando tutto il suo sospetto verso questa spregiudicata operazione che osava impiegare gli strumenti della cultura alta per spiegare e comprendere la cultura bassa. In realtà, non molto diversamente Roland Barthes si dedicava, in Francia, a fare l'analisi semiologica dei «miti d'oggi». In Italia però faceva scandalo che si mostrassero parimenti degni di attenzione «Platone ed Elvis Presley». 

Eco ha raccontato una volta quando ebbe la rivelazione: partecipando a un serissimo convegno accademico, al quale era invitato il fior fiore degli studiosi della mitologia antica, pensò di cavarsela d'impaccio occupandosi delle storie a colori di Superman: «Insomma, arrivo a Roma e inizio la relazione posando sul tavolo la mia pila di fumetti di Superman. Che faranno, mi cacciano? Nossignore, mi scompaiono metà dei fumetti».

C'è molto non del suo percorso intellettuale, in questo divertito aneddoto, ma del suo stile: umori satirici e moralistici, grande attenzione al quotidiano, venature illuministiche, qualche tentazione pedagogica e una naturale vocazione politica, nella misura in cui in una società democratica è politica, per definizione, ogni attenzione alla vita quotidiana. 
Sabato 20 Febbraio 2016, 08:30 - Ultimo aggiornamento: 21-02-2016 12:20
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3 di 3 commenti presenti
2016-02-20 14:38:27
un altro grande che se ne va,ci sarà mai più qualcuno alla sua altezza?DUBITO
2016-02-20 17:56:15
Un altro grande ci lascia. Possiamo affermare che se molte volte abbiamo avuto motivo di vergognarci di essere Italiani per il comportamento di certi individui ancora in circolazione, Umberto Eco è stato uno di quelle personalità che ci ha offerrto mille motivi per essere orgogliosi di essere Italiani.
2016-02-21 09:22:40
sono andato a comprare i fazzolettini tempo per utilizzarli durante il pianto ma con mia sorpresa non li ho trovati....sono andati a ruba da quando s'e' diffusa la ferale notizia ........piange , e come piange l' italia .......adesso vi devo lasciare ....vado a piangere.......

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