Gio Evan, nuovo libro e tour
«Io, in silenzio per due anni»

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di Francesca Cicatelli



Legge, accartoccia e lancia balls appallottolate di poesie al pubblico, come plotoni di cui disfarsi. Chioma indomabile e riccia trattenuta da occhiali da aviatore. In pochi possono permettersi di sfidare il tempo della modernità, calcolato alla velocità delle chat istantanee, e tenere il pubblico con il fiato sospeso per due ore in un reading di poesie (presso Laterza Agorà all'interno del Teatro Bellini), con tanto di sottofondo di fisarmonica dai sentori francesi e tutto dal vivo. E' strano assistere a questa erosiva rivoluzione della parola mossa da un ragazzo classe '88, Giovanni Giancaspro, in arte Gio Evan.

L'artista umbro non si definisce nel suo definirsi troppo: è scrittore, poeta, performer, cantautore, umorista. Ancora poco noto al grande pubblico e coccolato da quello di nicchia, che spera quasi di poterlo tenere per sempre con sé. A lungo ha rifiutato di esibirsi a Napoli per via della sua timidezza e perché è una città che ha il dono del "diversivo", poi si è ricreduto al punto da dedicarle una poesia brainstorming, nata di getto alla visione di Parthenope (potete ascoltarla in esclusiva nella video intervista a Il Mattino). Due anni in silenzio in giro per l'India perché "non conoscevo neppure l'inglese" e quindi "non potevo parlare con nessuno, solo ascoltare le mie parole", e poi ancora in Nord America e Norvegia.
 
Ha all'attivo 2100 poesie e il 20 aprile uscirà con un libro edito da Rizzoli, contenente anche foto e il progetto di street art che iniziò in Francia con le poesie più piccole del mondo, "insomma varie pienezze", assicura lo scrittore. Da maggio, invece, uno spettacolo - "Non perdermi sul serio" - sempre con il poliedrico Giampiero Mazzocchi, giovanissimo polistrumentista. Rimasto due anni e due mesi "molto zitto" in India - "lì la preghiera funziona come mantra, ovvero bisogna ripetere una cosa fino allo sfinimento" - si racconta nella video intervista a Il Mattino, partendo da Gesù e arrivando alla mania di origliare ai tavoli del ristorante le storie altrui per alimentare la fantasia, passando per la politica che diventa "poletica" con etica e poetica e all'oroscopo che diventa "orascopro". Studi da geometra e poi 6 anni in giro per il mondo per seguire l'alimentazione ayurvedica e la meditazione. In Paraguay ha comprato un'amaca pesante con cui si è riparato dal freddo ad Oslo, dove si innamorò di un salmone che andava a trovare ogni giorno per assistere alla deposizione delle uova controcorrente fino alla morte per sfinimento.

Si aspetta di aprire un "controcorrente" in Posta "per tutelare un'idea e riceverne due di interesse". Dice di essere stato educato dal padre e dalla famiglia indigente alla privazione, al punto che la torta di compleanno si trasformò spesso in "tolta di compleanno"; invece il 25 dicembre mentre "il mio vicino scartava i regali, noi scartavamo l'idea di averne". "L'ultimo insegnamento me l'ha dato l'estate, in cui mio padre si faceva regalare una piscina gonfiabile  soprannominata "La Nascosta azzurra" e se facevo il bravo mi comprava il celato ossia il gelato nascosto da inventare con la fantasia".

E' un timido dichiarato e come tutti i timidi dice di trattenere la vita "come la minzione". Innamorato di Napoli, le ha dedicato appunto una poesia perché è una città che ha "il dono del diversivo, ossia ha occhi anche nella parte più buia". Non scrive per le ragazze, anche se canta l'amore, ma spesso ad ispirarlo è una gallina a cui dedica anche componimenti. Scovare è per lui "la manifestazione primordiale dell'interesse"  e quindi dobbiamo "darci fuoco" e scomporre "in-te-resse" in un "concetto di immedesimazione che indichi l'andare fuori di sé, per prendere e perdersi dentro l'altro". Così come "in-tel-li-gente è uscire dal nostro ego e abbracciare la gente".

Non ha mai avuto una parola preferita ma un significato preferito e si chiede continuamente come si fa a vincere la timidezza finché non ha scoperto il significato di sorpresa che l'ha condotto a compiere gesti anche bizzarri, cose che non avrebbe mai fatto, come uscire e rientrare di casa da una finestra.  A testimonianza di quanto le parole siano importanti per lui cita quindi il suo concittadino San Francesco D'Assisi che ricordava di stare "attenti a quello che si dice perché può diventare la profezia della nostra vita".
 
Domenica 29 Gennaio 2017, 11:19 - Ultimo aggiornamento: 29-01-2017 15:46
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