«Pazzi di guerra»: la missione in Afghanistan da Stanley McChrystal a Brad Pitt

di Ebe Pierini

«Dell'articolo non me ne importa nulla. Basta che tu mi faccia mettere in copertina. Voglio soltanto finire in copertina per riuscire finalmente a guadagnarmi il rispetto di mio figlio». Fu questo quello che il generale Stanley McChrystal disse a Michael Hasting, il giovane giornalista della rivista Rolling Stone incaricato di scrivere un pezzo su di lui. D'altronde aveva già avuto le copertine di New York Times Magazine, Time, Atlantic. Era già una celebrità. Si sentì rispondere che se la giocava alla pari con Lady Gaga. Insomma uno scontro tra due rock star.

Non avrebbe mai pensato che quell'articolo avrebbe segnato la fine della sua carriera militare. In Pazzi di guerra, edito da Garzanti, Hasting racconta la sua esperienza a fianco del pluridecorato comandante delle forze armate statunitensi in Afghanistan il quale, nel 2010, acconsentì che lui lo seguisse durante le sue missioni diplomatiche in Europa e poi nelle zone di guerra. Ed è frequentando l'entourage del generale che il cronista ascoltò, memorizzò e trascrisse indiscrezioni riservate, pettegolezzi, commenti coloriti sul presidente Obama e su alcuni dei personaggi più in vista della politica americana.

Nel libro Hasting tratteggia l'immagine di un uomo che per i suoi collaboratori era un mito, un eroe, una vera rock star. Loro combattevano non per la guerra in sé ma per il generale. Lo vedevano come un personaggio di caratura storica. Era MacArthur e Grant e Patton messi assieme eppure viveva e respirava e camminava in mezzo a loro. Da giovanissimo ufficiale, a West Point, collezionò più di cento note di demerito. Era un capobanda dissidente. Si diplomò 298° su 855 cadetti. Entrò così a far parte del gruppo di Sherman, Grant, Eisenhower e Patton: non certo ottimi studenti ma destinati a fare la storia.

Un tipo cool che non si arrabbia se il figlio tornava a casa con i capelli blu. Un progressista che chiede l' opinione degli altri e sembra davvero interessato a quello che hanno da dire. È insolente e determinato. Secondo classificato nella lista di personaggi dell'anno secondo il Time, comandante generale della più grande guerra che gli Stati Uniti stavano combattendo nel 2010 Stanley McChrystal veniva soprannominato Big Stan, il Papa, COMISAF, Boss, M4. L'autore di “Pazzi di guerra” lo descrive come un poeta guerriero, un filosofo, un uomo che sa rischiare, un duro, uno che non si tira indietro quando c'è da bere e che ascolta quando gli si parla.

Un fanatico della guerra che quando è in vacanza va a visitare i luoghi di battaglie famose. Il primo soldato dei reparti speciali a ricevere il comando in una zona di guerra così importante. Per questo era una vera leggenda nell'ambiente delle forze speciali. Personaggio grintoso, incurante dei rischi e sempre al limite, contendeva al titolo di più grande generale della sua generazione alla pari di Petraeus che poi lo sostituì alla guida della missione in Afghanistan.

«La guerra in Afghanistan era come crescere un figlio: un lavoro ingrato il cui risultato non saremmo mai stati in grado di controllare completamente – sosteneva McChrysta - Hanno corso un bel rischio scommettendo su di me». Quando però l'articolo fu pubblicato su Rolling Stone l'effetto fu devastante. Nel reportage Hasting riportò i commenti critici, le battute sagaci del generale e dei suoi stretti collaboratori nei confronti di Obama e di alcuni membri della sua amministrazione. McChrystal venne immeditamente rimosso dal suo incarico. L'ascesa e la caduta del generale sono anche al centro della trama del recentissimo film “War machine”, tratto proprio dal libro Pazzi di guerra, scritto e diretto da David Michod e prodotto da Netflix. Nei panni di generale a 4 stelle Glen McMahon, che incarna la figura di McChrystal, c'è Brad Pitt, che esaspera ulteriormente i toni di quanto riportato nel libro nella trasposizione cinematografica.
Domenica 13 Agosto 2017, 18:13 - Ultimo aggiornamento: 13-08-2017 18:13
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