Silvana Santo, mamma green dal blog ai libri

Una mamma green. Crescere un figlio senza inquinare come una petroliera (Giunti, 272 pagine, 12 euro) è ispirato all'omonimo blog della giornalista campana Silvana Santo, che dal 2013 racconta online il suo vissuto di madre – di Davide e Flavia – che cerca la sua strada verso un'esistenza più naturale e più sostenibile.

Cosa significa “essere una mamma green”?

Significa in primis avere empatia per il mondo e per gli altri esseri viventi, ma prima ancora per le altre persone. Interrogarsi sulle proprie scelte di consumo e sul proprio stile di vita, cercando di renderle più leggere, più sobrie, più etiche. Riscoprire la semplicità, la lentezza, la libertà. Significa, soprattutto, cercare di disseppellire il proprio istinto dalla coltre di condizionamenti, sovrastrutture culturali e pregiudizi che lo soffocano. Non per rinunciare alla modernità e al progresso, ma per restituire un sapore spontaneo e autentico a un'esperienza che dovrebbe essere molto naturale come quella della genitorialità.


C'era davvero bisogno di un altro “manuale per mamme”?

Una mamma green non è un libro di puericultura in senso classico. Non contiene verità universali, non suggerisce metodi infallibili, non propone elenchi di imperativi e divieti. È piuttosto un giornale di bordo, un diario personale arricchito da una ricerca giornalistica e bibliografica. Il racconto, del tutto sincero, di un percorso pieno di tratti in salita, di cadute, di correzioni di rotta e compromessi. L'ho scritto avendo in mente molte domande e quasi nessuna risposta, con l'obiettivo di offrire ad altre madri (e non solo a loro) una occasione di confronto, di immedesimazione e di emancipazione dai condizionamenti esterni. Uno specchio in cui vedere in piena luce se stesse, non già uno schema tracciato da altri e che vada in qualche modo replicato.


A chi è indirizzato questo libro?

Ho cercato di scrivere il libro che avrei voluto leggere quando aspettavo il mio primo figlio, e ancora di più quando me lo sono trovato tra le braccia e ho scoperto con sgomento che la realtà era molto diversa (nel bene e nel male) da quella che avevo immaginato durante la gravidanza. Direi quindi che si rivolge in primis alle donne che stanno per diventare madri, a quelle che lo sono da poco e a quelle che stanno pensando di dare il via a questa esperienza. Ma spero che possa essere utile anche a chi ha figli più grandi, a chi ha dei nipotini o si trova, ad esempio per ragioni professionali, ad avere a che fare con bambini o genitori. E mi auguro, soprattutto, che lo leggano anche molti padri. Perché la genitorialità è un viaggio che si affronta in coppia, dal principio alla fine. Senza stereotipi e differenze di genere.







 
Lunedì 10 Aprile 2017, 18:41
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