Torna in libreria "MASH", il libro culto degli anni settanta

di Ebe Pierini

Un salto indietro nel passato. In quella Corea del sud oggi tornata d'attualità per le possibili minacce che vengono oltreconfine da Pyongyang e per i missili di Kim Jong-un. Era il 1951 e, nel 4077° MASH, acronimo di Mobile Army Surgical Hospital, ospedale militare chirurgico da campo, soprannominato “Gambe delle donne”, situato lunga la linea del fronte, sul 38° parallelo, arrivarono tre medici militari che erano i migliori chirurghi da campo dell'esercito ma anche i più fuori di testa. Meticolosi in sala operatoria ma indisciplinati, burloni e goliardi al di fuori del lavoro. Sono loro i protagonisti di “MASH”, il romanzo di Richard Hooker, pseudonimo di Richard Hornberger, anch'egli capitano nell'Army Medical Corps, ambientato in un ospedale da campo americano durante la guerra di Corea.

Un libro di culto, pubblicato nel 1968, che ispirò l'omonimo film di Robert Altman con Donald Sutherland ed Elliot Gould che vinse la Palma d’Oro a Cannes nel 1970 e l'Oscar per la miglior sceneggiatura non originale e che sarà poi inserito dall'American Film Institute al 54° posto tra i migliori cento film americani. Dal romanzo, che in Italia venne pubblicato per la prima volta nel 1970, venne tratta, dal 1972 al 1983, anche una delle serie televisive di maggior successo nella storia della televisione americana che venne mandata in onda anche nel nostro Paese. Un libro irreverente e divertente ma anche profondo e ricco di spunti di riflessione che ognuno di noi dovrebbe leggere almeno una volta nella vita. Ora torna in libreria, in nuova traduzione firmata da Marco Rossari per Edizioni Sur. «Nei MASH i chirurghi erano esposti a picchi di lavoro duro, fancazzismo, tensione, noia, caldo, freddo, esaltazione e frustrazione che nessuno di loro aveva mai sperimentato prima – si legge nella prefazione - Qualcuno sbarellò del tutto, ma la maggior parte si limitò a combinare dei gran casini, in ogni modo possibile e immaginabile. Questa è la storia di qualcuno di quei casini. È anche la storia di una parte del loro lavoro».

Impossibile non affezionarsi da subito ai capitani Occhio di Falco Pierce, Il Duca Forrest, e Trappolone John, che sembravano degli “sciroccati” e invece si rivelarono essere degli ottimi professionisti. “Sgobbiamo il più possibile quando c'è da lavorare e cerchiamo di surclassare gli altri medici così avremo abbastanza potere per fare quel cazzo che ci pare il resto del tempo”: era questa la loro filosofia. Quando non erano in ospedale a ricucire pance toraci, colli, arterie, braccia, gambe, reni sforacchiati dei soldati feriti al fronte, erano nella loro tenda, la numero sei, ribattezzata La palude. Non una semplice tenda ma un luogo di ritrovo, un'oasi di goliardia allo stato puro nell'inferno della guerra. Un posto dove giocare a poker e preparare un Martini riempiendo un bicchiere con un po' di neve del campo e un po' di liquore. Uomini che non amavano le regole, che rasentavano l'insubordinazione e l'oltraggio ai superiori ma che si sfiancavano di lavoro in sala operatoria e salvavano centinaia di vite umane.

«Per noi della Palude l'idea è che se arrivano vivi possono andarsene vivi ammesso che tutto venga fatto a dovere» era il loro motto. Attorno a loro una girandola di personaggi altrettanto indimenticabili: il tenente colonnello Henry Braymore Blake, il cappellano cattolico John Patrick Mulcahy Tavernello, "Radar" O'Reilly, il capitano Walter Koskiusko Waldowski "Carezzevole Cavadenti", l'anestesista "Ciospo" John Black, l'infermiera Margaret Houlihan "Chiappe D'oro". La guerra è protagonista ed elemento di contorno nello stesso tempo. La ritrovi negli addomi squarciati dalle schegge di mortaio, nel sangue, nelle ferite, negli elicotteri delle sei del mattino che arrivano carichi di feriti dal fronte. Non c'è patriottismo nel libro ma dissacrazione. “MASH” è esilarante, a volte surreale, racconta storie vere condite da sana goliardia. Un testo fluido, godibile, divertente. Dove l'ironia e gli eccessi diventano l'unica via di fuga per sopravvivere agli orrori di ogni guerra. E quando è il momento di tornare a casa, in America, dopo 12 mesi trascorsi in Corea, anche quei pazzi medici militari mostrano il loro lato tenero ed umano. «Quando vivi in questo tipo di situazione abbastanza a lungo, o ti innamori di tutti 'sti sbiellati o cominci ad odiarli e a noi è andata abbastanza di culo – dice Duca Forrest - So solo che non ci ricapiterà mai niente del genere. Mai più se non in famiglia, saremo così vicini a qualcuno come siamo stati in quella cazzo di tenda per tutto quest'anno». Perchè in guerra, più che altrove, si può scoprire di avere a fianco dei fratelli.
Mercoledì 7 Giugno 2017, 22:22 - Ultimo aggiornamento: 07-06-2017 22:22
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