Se il Nilo scorre da Torino a Pompei: doppia mostra-evento

di Gaty Sepe

Il fiume che ha cullato la civiltà tra le sue onde molli e il vulcano sterminatore. Si chiama «Il Nilo a Pompei. Visioni d'Egitto nel mondo romano» la mostra che verrà inaugurata a Torino il prossimo 4 marzo - apertura al pubblico il giorno dopo - e poi nel sito vesuviano e al museo archeologico di Napoli, con l'obiettivo di raccontare gli influssi e gli innesti spirituali, sociali, politici e artistici originati da culti ed elementi di stile nati o transitati per la terra del Nilo. Prima temporanea dopo la riapertura, ad aprile scorso, del nuovo allestimento del museo Egizio di Torino, la mostra è nata dalla collaborazione della struttura piemontese con la Soprintendenza Speciale di Pompei e con il Museo archeologico di Napoli, tre luoghi d'arte che la riforma Franceschini ha legato anche attraverso la condivisione di competenze: Christian Greco, direttore del Museo di Torino e Massimo Osanna, archeologo a capo della Soprintendenza vesuviana, sono infatti entrambi presenti nel consiglio di amministrazione del Museo Arcehologico di Napoli.

Il protocollo d'intesa per la realizzazione della mostra, come anticipato dal nostro giornale, era stato firmato nella primavera scorsa. «Il Nilo a Pompei» è stata concepita come una duplice esposizione, che racconti, nelle due città, la storia dell'«egittomania» dei romani di Pompei. Il museo torinese, l'area archeologica vesuviana e il museo napoletano inaugureranno dunque, in successione, l'articolato dialogo tra reperti egiziani di epoca faraonica e quelle opere di età ellenistico-repubblicana e imperiale che ne hanno accolto e riletto l'iconografia.

A Torino verranno esposti gli oggetti ed i decori ispirati al gusto egizio e realizzati dagli antichi pompeiani provenienti dagli Scavi o dal Museo archeologico di Napoli che, tra l'altro, vanta una collezione di reperti egizi seconda in Italia per ricchezza soltanto a quella piemontese. Da Torino per Pompei, partiranno invece alcuni reperti egizi originali che verranno messi in mostra negli Scavi in due diversi luoghi espositivi: la Palestra Grande, riaperta la scorsa estate in occasione del ritorno degli affreschi di Moragine, e la piramide in ferro e legno realizzata dall'architetto Francesco Venezia per ospitare nell'Anfiteatro la mostra sui calchi delle vittime dell'eruzione, che potrebbe essere smontata e rimontata nell'area non scavata dell'antica città romana. A Pompei tracce della passione degli antichi romani per la civiltà del Nilo sono ovunque. Il Tempio di Iside per esempio, che Mozart visitò a 13 anni traendone ispirazione per «Il flauto magico» e che il Soprintendente sta riallestendo facendo ricorso anche a tecnologie virtuali - le immagini sono state girate dal regista Stefano Incerti con la fotografia di Cesare Accetta - che ne illustreranno anche i rituali. D'altronde, seguace della dea della maternità, della fertilità e della magia nella mitologia egizia era l'imperatrice Poppea, moglie di Nerone, e con lei, tutti i suoi parenti. Decorazioni con scene isiache si trovano nella Casa degli amorini dorati, e, secondo alcuni studiosi, anche nelle pareti affrescate della Villa dei Misteri. Il culto isiaco, d'altronde, era diffuso anche in altre zone della Campania: in trasferta per Torino partiranno anche alcuni reperti del tempio isiaco di Benevento.


Venerdì 5 Febbraio 2016, 13:21 - Ultimo aggiornamento: 05-02-2016 13:21
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