Buoni pasto anche negli agriturismi
nei bar e nei mercatini: nuove regole

di Cinzia Peluso

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Sempre più simili al contante. Sempre più spendibili per qualsiasi acquisto alimentare. Non solo al ristorante. Per i buoni pasto da domani si aprono, ufficialmente, le porte d'ingresso nei redditi delle famiglie. Insomma, il vecchio servizio alternativo alla mensa, dato a 2 milioni e mezzo di lavoratori italiani, si prepara al salto di sostegno alle famiglie. La novità? Si potrà utilizzare al bar, come al mercatino. E persino negli agriturismi, o per pagare il coltivatore diretto. E non si dovrà più elargire con il contagocce. Non più uno alla volta, ma fino a otto in una sola volta. In realtà, tutto questo già avveniva. I buoni erano accumulati e usati per acquistare di tutto, dallo scatolame ai detersivi. Ma non era una prassi legalizzata. Le vecchie norme stabilivano, infatti, che se ne sarebbe potuto utilizzare solo uno per volta. Il decreto del ministero dello Sviluppo, che entra in vigore oggi, mette quindi nero su bianco quelle che erano diventate abitudini consolidate. Ma, oltre ad adeguarsi alla prassi, il piano del governo punta ad evitare fenomeni distorsivi ed elusivi.
 


Come? Per capire questo obiettivo, bisogna comprendere i meccanismi alla base del funzionamento dei ticket restaurant. Il settore, che vale 3 miliardi e mezzo e rappresenta circa l'1% del Pil nazionale è molto appetibile. Per vincere gli appalti della Pubblica amministrazione, le società fanno delle offerte molto basse. Si vince, infatti, con «il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa». E il massimo sconto praticato nelle gare ricade sugli esercenti. Supermercati e commercianti non vengono infatti rimborsati interamente. Ai buoni viene detratto lo sconto pattuito nelle gare d'appalto. Inoltre, per ottenere il rimborso i negozianti devono impacchettare i buoni, assicurarli e spedirli alla società di emissione. La nuova normativa stabilisce ora che i costi aggiuntivi di «acquisizione, erogazione e fatturazione» devono essere ricompresi nello sconto.

Le novità non convincono, però, del tutto i consumatori. Mentre l'Unione nazionale consumatori commenta che «in questo modo si mette fine anche alla cresta che alcuni esercenti facevano, trattenendo una percentuale, di solito il 10%», è insoddisfatto, invece il Codacons. Serve una «liberalizzazione totale», che «permetta ai cittadini di scegliere quando e come spenderli, senza limitazione», perché è «incomprensibile» il tetto degli otto ticket», è l'appello dell'associazione guidata da Carlo Rienzi. La novità piace, invece, al mondo verde. «È una opportunità per 4 italiani su 10 che fanno la spesa dal contadino, negli agriturismi e nei mercati degli agricoltori», osserva la Coldiretti.

Oggi resta, comunque, in vigore il divieto di cedere i buoni a terzi e viene esclusa la possibilità di avere il resto. I buoni sono «utilizzabili esclusivamente per l'intero valore facciale», ossia il valore dell'importo specificato sul ticket, e «solo dal titolare», recita il decreto pubblicato il 10 agosto scorso in Gazzetta Ufficiale.
Capitolo a parte i buoni elettronici. Se il decreto dice che per questi valgono le stesse regole, in realtà su questi pesa il costo dei Pos di cui i commercianti dovrebbero dotarsi per l'utilizzo. Ancora non c'è un Pos unico e per accettare tutte le card bisognerebbe disporre dai quattro ai sei lettori.
 
Sabato 9 Settembre 2017, 09:08 - Ultimo aggiornamento: 09-09-2017 13:45


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