Lavoro, cresce la contrattazione di secondo livello

Anna Maria Furlan
di Umberto Mancini

La crisi economica sembra ormai alle
spalle. A certificarlo l'andamento della contrattazione decentrata tra
il 2015 e il 2016 che registra una netta inversione di tendenza: gli
accordi per crisi o ristrutturazione che nel biennio precedente
riguardavano ben il 62% dei contratti scendono infatti ora al 37%,
mentre la contrattazione del salario sale dal 23% al 43% degli
accordi, quella del welfare dal 10% al 20%, quella dell'orario dal 12%
al 19%. È uno studio Cisl che ha analizzato i 2.094 accordi di
secondo livello raggiunti in 1.478 aziende che occupano 753.304
addetti, ad evidenziare il cambio di passo.

La contrattazione salariale infatti, si legge ancora nel Rapporto del sindacato guidato da Anna Maria Furlan,  sta
stabilmente segnando «un'evoluzione innovativa definitiva». Infatti
ben l'85% degli accordi a carattere salariale negozia voci a carattere
variabile e solo il 44% voci ad importo fisso, così come i premi di
risultato aziendali sono distribuiti per il 58% secondo criteri di
professionalità e solo il 43% in modo uguale per tutti. «È un
definitivo cambiamento rispetto al passato», commenta ancora la Cisl.
Il salario però continua a dividere Nord e Sud: se si misura infatti
la sola contrattazione salariale si vede come questa sia svolta per
ben il 70% al Nord.

Ancora non ottimale, inoltre, la copertura del salario aziendale verso
i lavoratori discontinui. L'osservatorio, infatti, registra come solo
il 28% dei contratti a tempo determinato e il 18% dei somministrati «è
esplicitamente destinatario degli aumenti di premi variabili annui»
Martedì 13 Giugno 2017, 15:00 - Ultimo aggiornamento: 13-06-2017 15:00
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