Fisco, lieve calo delle tasse
aumentano i consumi

di Michele Di Branco

Roma. Il fisco che allenta la presa sui portafogli contribuisce a far salire il potere d'acquisto degli italiani. Ma nonostante questo le famiglie, forse spaventate da anni di recessione economica e dal timore di perdere il lavoro, non si fidano di effettuare investimenti importanti come, ad esempio, l'acquisto di una casa e conservano un atteggiamento piuttosto prudente. Tutte le contraddizioni di un Paese che, anche se confortato da qualche buon segnale, fatica a riemergere dalla crisi nei dati Istat del terzo trimestre 2016. I numeri indicano un aumento della propensione al risparmio delle famiglie consumatrici del 9,3%, in crescita dello 0,6% rispetto al terzo trimestre del 2015. Su base congiunturale, si registra invece una lievissima flessione (-0,1%) ma questo, chiariscono gli analisti, deriva da una crescita dei consumi finali di poco superiore a quella del reddito disponibile delle famiglie consumatrici (0,3% e 0,2% rispettivamente).

Tornando al potere d'acquisto delle famiglie, l'Istat rileva un aumento nel terzo trimestre rispetto al precedente dello 0,1%. In termini tendenziali, invece, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dell'1,9% e il deflatore implicito dei consumi delle famiglie dello 0,1%, determinando una crescita del potere di acquisto dell'1,8%. Ma questa relativa ricchezza aggiuntiva, per il momento, non si traduce nella voglia di spendere: il tasso di investimento delle famiglie consumatrici (definito come rapporto tra investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici, che comprendono esclusivamente gli acquisti di abitazioni, e reddito disponibile lordo) nel terzo trimestre 2016 è stato pari al 5,9%, risultando invariato rispetto tanto al trimestre precedente che al corrispondente trimestre del 2015. In termini congiunturali si registra una lieve flessione degli investimenti fissi lordi (-0,2%) a fronte del contenuto aumento del reddito disponibile lordo. Incoraggiante la ripresa dei flussi economici aziendali. I profitti delle società non finanziarie nel terzo trimestre 2016 hanno raggiunto il 41,7%, in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2015 e stabile rispetto al trimestre precedente. Gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie hanno segnato una crescita del 2,2% in termini congiunturali.

Sul fronte dei conti pubblici una buona notizia è il calo, nel terzo trimestre, della pressione fiscale: l'Istat fa sapere che è stata pari al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'istituto non ha fornito dettagli sulla ragione di questo fenomeno ma fonti che hanno lavorato sulle statistiche indicano in una riduzione del flusso delle entrate Iva, segno di un affanno dei consumi, un elemento determinante. Sempre sul fronte dei fondamentali di finanza pubblica, l'Istat osserva che il rapporto tra il deficit e il Pil nel terzo trimestre è stato pari al 2,1%, in lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015.
 
Venerdì 6 Gennaio 2017, 16:54 - Ultimo aggiornamento: 06-01-2017 18:22


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