Strade, ferrovie e dighe:
1,8 miliardi alla Campania

di Nando Santonastaso

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Un miliardo e ottocento milioni di Fondi sviluppo e coesione dal Cipe alla Regione Campania per strade, ferrovie e dighe. Il via libera ieri nella riunione del Comitato interministeriale per la programmazione economica che ha approvato il Piano Operativo Fsc 2014-2020 da 11,5 miliardi di opere pubbliche di competenza del ministero delle infrastrutture e dei trasporti. È in pratica l'attuazione con interventi specifici della delibera del Cipe del 10 agosto. «Un piano robusto - commenta il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio - per migliorare la rete stradale e ferroviaria, favorendo l'accessibilità ai territori e all'Europa, superando le strozzature nella rete, con particolare riferimento alla mobilità nei nodi e nelle aree urbane. Contribuiamo così alla messa in sicurezza del patrimonio infrastrutturale per strade, ferrovie nazionali e regionali e con il piano per la sicurezza delle dighe. Forte impegno anche per la mobilità sostenibile con il Piano Metropolitane e risorse per il rinnovo del materiale nel trasporto pubblico locale». Le opere finanziate sono state individuate a valle di un percorso di confronto e condivisione con le Regioni e con i concessionari delle reti di infrastrutture stradali e ferroviarie. L'impostazione strategica del Piano operativo e la scelta degli obiettivi sono in linea con «Connettere l'Italia», Dil dcumento per le infrastrutture di trasporto e logistica approvato con il Def 2016 e in particolare, per le regioni meridionali, con il Programma Operativo Nazionale «Infrastrutture e Reti» 2014-2020 e con i «Patti per il Sud» sottoscritti dal governo con Regioni e Città metropolitane.

Per la Regione Campania, come detto, sono stati stanziati 1805,42 milioni di euro. Tra gli interventi più rilevanti, la prima fase del programma per la messa in sicurezza delle reti stradali provinciali e comunali, per 235 milioni.
I fondi sbloccati dal Cipe nella giornata in cui l'Istat certifica la discesa della disoccupazione e l'aumento del Pil. A ottobre il tasso di disoccupazione è sceso all'11,6%, in calo di 0,1 punti rispetto al mese precedente mentre i disoccupati sono calati rispetto a settembre di 37 mila unità, tornando sotto quota tre milioni, anche se di poco (2 milioni 989mila). Per i giovani notizie agrodolci: il tasso di disoccupazione degli under 25 è al 36,4%, in calo di 0,4 punti rispetto a settembre, il livello più basso dal 2012 ma aumentano nuovamente gli inattivi (35%). Quanto agli occupati il tasso è al 57,2%, con 30mila persone in meno tra quelle che un lavoro ce l'hanno.
Ma se la situazione sul mercato del lavoro è ancora in chiaro-scuro (39mila i posti stabili in meno e si tratta del secondo mese di fila) resta l'impressione che l'economia italiana sia pure a piccoli passi e con un andamento oscillante comunque sia ripartita. Nel terzo trimestre il Pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, e dell'1% su base annua, uno 0,1% in più della precedente stima dell'Istat. Erano cinque anni, dal secondo trimestre 2011, che il Pil a livello tendenziale non cresceva così e non raggiungeva la cifra tonda.

Anche in termini di valore assoluto siamo ai massimi da quattro anni: con 392.303 milioni di euro supera, infatti, quello del terzo trimestre del 2012. Sono andati bene tutti i principali indicatori: i consumi finali sono aumentati dello 0,2%, gli investimenti fissi lordi dello 0,8%, le importazioni dello 0,7% e le esportazioni dello 0,1%. Questo vuol dire che se nell'ultimo trimestre dell'anno si verificasse una variazione congiunturale nulla, il 2016 chiuderebbe con un Pil a +0,9%, un livello superiore a quello della previsione del governo (0,8% dopo che nel Def si era ipotizzato l'1,1%). Immediata la soddisfazione del premier, che incassa questi dati positivi alla vigilia del temuto referendum costituzionale. «La crescita italiana raggiunge il +1%. Se il Paese si sblocca, faremo di più» commenta subito (e promette) via Twitter. Poi su Facebook e durante l'intervista a Sky ritorna sull'argomento, ricordando come «il governo tecnico-tecnocratico nel 2012 ci aveva lasciato a un Pil del -2,3%» e sottolineando la soddisfazione per aver «finalmente abbandonato lo zero virgola».
Venerdì 2 Dicembre 2016, 08:14 - Ultimo aggiornamento: 02-12-2016 13:47



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1 di 1 commenti presenti
2016-12-02 15:54:06
e c'è chi ha la disonestà di dire che questo governo non sta facendo nulla, Pompei è risorta come sito archeologico Bagnoli riparte con la bonifica ferma da 50 anni; ci vuole proprio la faccia di bronzo di chi si fa incantare da urlatori e populisti.

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