La Villa di Poppea concessa per feste private, scoppia la rivolta

La Villa di Poppea negli scavi di Oplonti a Torre Annunziata
di Maurizio Sannino

TORRE ANNUNZIATA - Una festa privata in giardino sponsorizzata da una nota azienda con tanto di catering di un famoso ristorante di Pompei, e oltre duemila invitati in rigoroso abito da sera. In attesa di un serio piano di rilancio e di promozione del sito, mortificato da degrado e da abbandono, la villa di Poppea, esclusa dalle visite serali, si trasforma con la benedizione del direttore Lorenzo Fergola e della Soprintendenza di Pompei, per una sera, in una location elegante e suggestiva.



Per l'affitto del locale, nelle casse della Soprintendenza vanno cinquemila euro. La goccia che fa traboccare il vaso già colmo. La miccia che innesca la deflagrazione della rabbia di cittadini, associazioni, commercianti, che ieri fin dal tardo pomeriggio si sono dati appuntamento all'esterno della villa con tanto di striscioni per manifestare tutto il proprio dissenso: «Non è possibile una cosa del genere – attacca Ciro Maresca presidente della Pro-loco Oplonti – si deve fare qualcosa per fermare assolutamente questo scempio. Ridiamo dignità al nostro sito archeologico oppure provocatoriamente chiudiamolo! Non si può affittare un patrimonio dell'umanità per feste private. È assurdo. È una vergogna».



A dar man forte il presidente del centro studi culturale «Nicolò D'Alagno» Vincenzo Marasco, che tra l'altro, è anche uno studioso della villa: “Non ho parole – attacca Marasco - Il sito archeologico di Torre Annunziata si trasforma in un ristorante chic ad uso esclusivo della Soprintendenza. Siamo oltre i limiti di sopportazione. Oplontis è trattata come uno oggetto d'asta, vittima di politiche affaristiche poco accorte ai bisogni e al bene di Torre Annunziata. Non lo permetteremo mai. Siamo stanchi. Oplontis deve essere valorizzata e restaurata e non affittata come una casa d'appuntamenti. Oplontis è nostra, Oplontis è Torre Annunziata, Oplontis è dell'umanità intera».



Sul piede di guerra anche i commercianti: «Ormai questo luogo – dice Antonio Balzano titolare di una vera e propria salumeria turistica a pochi passi dagli scavi – è deserto. Stiamo ore ad aspettare che passi qualche turista. Contavamo sulle aperture serali e neanche è stato possibile. Se poi invece di valorizzare, si organizzano feste private nel sito, allora è davvero la fine».



«Sicuramente - dice il sindaco Giosuè Starita – anche se si può fare, eticamente non è una bella cosa, ma quello che a noi deve interessare non è la singola festa o il singolo evento. È un problema complesso che comprende la valorizzazione degli scavi di Oplonti. Ho scritto una lettera al ministero e mi sono fatto sentire nei piani alti delle istituzioni. Preferisco lavorare sotto traccia».



Il soprintendente Massimo Osanna, spegne le polemiche: «Il codice dei beni culturali – dice il soprintendente - dà la possibilità agli Istituti del Ministero di concedere l'uso temporaneo, dietro versamento di un canone, di alcuni spazi appositamente individuati all'interno delle aree archeologiche di competenza della Soprintendenza, per attività che sono valutate compatibili con il decoro del monumento. Nel caso specifico della Villa di Poppea – continua - l'area concessa in uso in forma privata e temporanea, previo parere positivo dal direttore degli scavi di Oplontis Lorenzo Fergola, è unicamente il giardino. Si sottolinea, infine che la Soprintendenza, come di norma, garantisce e assicura l'adeguata vigilanza e tutela del sito e soprattutto che le royalties provenienti da tali concessioni sono di estrema importanza al fine di accrescere le disponibilità economiche da destinare a interventi di restauro e manutenzione, di cui il sito ha continuo bisogno».

Domenica 13 Luglio 2014, 03:07



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1 di 6 commenti presenti
2014-07-13 13:37:00
succede anche in altri siti d'italia ma ormai è tardi. per i prossimi decenni ci dobbiamo aspettare il saccheggio sistematico da parte di chi sa fiutare un buon affare, una sorta di mecenatismo moderno che corre in soccorso dei nostri beni culturali: imprenditori russi, giapponesi, sauditi, australiani e americani si sentiranno legittimati dal nostro immobilismo ed i nostri tesori partiranno per essere conservati con la cura che si meritano, chi vuole scommettere il contrario ? inoltre le strumentalizzazioni all'italiana in questo caso fanno solo danni e servono a puntare i riflettori sulla nostra ormai nota incapacità di gestione; siamo una nazione malata e degradata, allo sfascio: non ci possiamo più indignare se un soprintendente cede alla tentazione di affittare tali spazi con l'obiettivo di reperire fondi per il restauro o per la manutenzione perchè la pubblica amministrazione non è più garante, se mai lo è stata, della conservazione del patrimonio culturale; vogliamo parlare di pompei ? qualcuno può escludere che nei prossimi anni il sito venga dato in gestione a qualche società quotata in borsa ? e se succede come faremo ad indignarci ? e se non succede sarebbe meglio o peggio ? agli albergatori, ai ristoratori e a tutti i commercianti quello che interessa davvero è l'afflusso dei turisti e quindi ben venga lo straniero.

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