Famiglia inghiottita dai gas della Solfatara, il percorso tra barriere e divieti

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Inviato a Pozzuoli

Trentaseimila lire. Fu questo il prezzo pagato dai cinque fratelli De Luca al generale Damiano Assanti, senatore nel regno di Umberto I di Savoia, per l'acquisto del vulcano della Solfatara. Un'area ellittica dal perimetro di 2 chilometri e 300 metri, con crateri, fangaie e fumarole, sfruttata dai proprietari per visite turistiche a partire dal 1900. Ai De Luca si sono avvicendati più eredi e oggi la società che gestisce il vulcano, la «Vulcano Solfatara srl», è in mano alle famiglie Angarano e Di Salvo. Figli e cugini ne sono i soci. L'unico caso di un vulcano di proprietà privata. 

Nessuno, però, vuole mettere direttamente la faccia a spiegare e difendere le misure di sicurezza adottate per garantire al meglio le visite turistiche. Per tutto il pomeriggio fino a sera, a Pozzuoli si tiene una riunione societaria sull'accaduto e neanche l'ingegnere Francesco Di Salvo, il tecnico di famiglia, ha il tempo per dire qualcosa. Viene annunciato un comunicato ufficiale, che arriva alle dieci di sera. Annuncia il no comment: «La Solfatara di Pozzuoli e tutti coloro che vi lavorano sono sconvolti per quanto accaduto e si chiudono in doveroso silenzio». Il tracciato delle visite al cratere è indicato da cartelli che segnalano i pericoli e, nelle aree più a rischio, vi sono steccati in legno da non oltrepassare. Sono disponibili guide a pagamento, ma il giro può essere fatto anche da soli, seguendo il tracciato indicato e avvalendosi di una piantina dove sono segnalati i rischi. Otto euro il biglietto intero, sei il ridotto.
 
 

L'Osservatorio vesuviano controlla l'attività vulcanica dell'area, utilizzando sei stazioni geofisiche e geotermiche. Lo scorso febbraio, è stato firmato un contratto tra la «Vulcano Solfatara srl» e l'Osservatorio per l'utilizzo di una casetta in legno amovibile da destinare per due anni, al costo di 4800 euro più Iva, a stazione di misure geochimiche nei pressi delle fumarole Bocca Grande e Bocca Nuova.

Ma, mentre la Procura apre un fascicolo conoscitivo sull'incidente che ha portato alla morte di padre, madre e primo figlio della famiglia Carrer di Meolo, c'è chi sollecita più sicurezza nelle visite al sito. Come il responsabile della Protezione civile del Comune di Pozzuoli, Franco Alberto De Simone, che dice: «Bisogna vedere come sono state fatte le delimitazioni e le staccionate e se c'era possibilità di attraversarle. Per la sicurezza entrano in gioco diversi fattori. Sono aspetti che vanno esaminati con verifiche sul posto».

E poi aggiunge: «Il vulcano dovrebbe essere dotato di un piano di sicurezza in quanto area rischio, a garanzia dei visitatori. Per quanto mi risulta, però, al Comune non è stato presentato un piano specifico per il sito della Solfatara. Non so se da parte del Comune sia stato sollecitato in passato».
 

Come oggi la Solfatara, in passato anche i laghi Lucrino e Averno erano di proprietà privata. Poi furono acquisiti dalla Regione. Il responsabile della Protezione civile di Pozzuoli pensa sia necessaria una normativa per definire meglio la messa in sicurezza del sito. E anche il parlamentare di Forza Italia, Amedeo Laboccetta, in una nota esprime riserve. E scrive: «Auspico che la tragedia sia di monito per un rafforzamento delle misure di sicurezza all'interno della Solfatara».

Sono una decina i dipendenti della società di gestione. All'ingresso, tra loro c'era chi vietava foto e riprese mentre il cancello restava sbarrato a giornalisti e telecamere. Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, annuncia che «la Regione Campania istituirà una commissione d'indagine che possa ispezionare e verificare le condizioni di sicurezza nei luoghi anche privati che sono aperti al pubblico». 

Monta il dibattito sulla sicurezza negli itinerari interni alla Solfatara. Dopo il primo incidente mortale in 117 anni all'interno del sito.
Mercoledì 13 Settembre 2017, 12:00 - Ultimo aggiornamento: 13-09-2017 12:00
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