Capri scheda i cani, il sistema
presto arriverà anche a Napoli

di Marisa La Penna
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NAPOLI - A giugno anche un quartiere di Napoli sarà coinvolto dalla «sperimentazione». Vincenzo Caputo, coordinatore dell’Area sanità pubblica veterinaria del dipartimento di prevenzione della Asl Napoli 1, è tra gli «autori» del progetto caprese, primo in Italia nel suo genere. E si dice ottimista sui risultati del lavoro, sostenendo che presto l’iniziativa verrà fatta propria anche da altre città.

A Napoli, sui cani, si è «lavorato» molto negli ultimi venti anni. Ventimila sono, infatti, quelli randagi sterilizzati in questo arco di tempo. «Attualmente sono settantamila i cani registrati all’anagrafe regionale. Vale a dire quelli con microchippatura elettronica eseguita gratuitamente dalla Asl, presso la sede del Frullone» spiega il dottor Caputo. E precisa: «La legge assegna 15 giorni di tempo per far registrare il cane. Se si è sorpresi in possesso dell’animale sprovvisto di microchip è prevista una sanzione 150 euro».

Quando si porta il proprio cane a registrare viene anche effettuato un prelievo ematico per intercettare eventuali malattie infettive, come la leishmaniosi. Ottocento sono i cani ospiti dei cinque canili cittadini convenzionati. Il loro accudimento è a spese del Comune che sborsa circa un milione di euro all’anno.
«La nostra città è stata tra le prime ad avere risultati eccellenti sulla tematica. Tra i nostri obiettivi c’è anche la sconfitta del fenomeno dell’imbrattamento del suolo pubblico» riprende Caputo. A tal proposito c’è da dire che una indagine eseguita dalla stessa Asl ha stabilito che è Chiaia il quartiere maggiormente imbrattato dagli escrementi.

Caputo poi passa all’analisi dei costi. Per fare la ricerca del dna si spendono tra i quattro e i sei euro a cane. «I costi sono a carico del Comune» spiega ancora il dirigente della Asl Napoli 1. E riprende: «La finalità del progetto è quella di scoraggiare gli ”sporcaccioni”, vale a dire quelli che non rimuovono gli escrementi lasciati dai loro animali. Ogni Comune, lo ripeto, emette proprie ordinanze che prevedono l’obbligatorietà dell’iscrizione all’anagrafe canina, la condotta al guinzaglio, le normali procedure per portare animali negli spazi pubblici».

Non senza una punta di orgoglio Caputo ammette: «Il progetto che abbiamo attivato su Capri è una cosa avveniristica. Un esempio per il resto del Paese. Nel canile, lo ricordiamo, finiscono anche quei cani cosiddetti «problematici» per i quali la legge non esclude la soppressione. Ma il nostro Comune non ha mai soppresso questo tipo di animali».
Al momento, secondo la Asl Napoli 1, sfuggono al controllo ancora circa 20mila possessori di cani che non hanno segnalato il possesso dell’animale.
venerdì 12 aprile 2013 - 09:43
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