Chiara segregata in casa, la verità del portiere: «Da anni lei non urlava più»

Il custode del palazzo: «La gente passa e grida "vergogna", ma io non credo di avere nulla da vergognarmi»
PER APPROFONDIRE: chiara, segregata, via caldieri, vomero
di Daniela De Crescenzo
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NAPOLI - «Sapevo che Chiara era in casa, ma non avrei mai potuto immaginare le condizioni nelle quali viveva».



Gennaro, il portiere del condominio di via Caldieri 141, il palazzo dove la ragazza è rimasta segregata in condizioni disumane per otto anni, racconta la sua verità.

«C’è gente che passa davanti al portone e grida ”Vergognatevi, vergognatevi”. Io, però, non ho niente di cui vergognarmi - spiega - Io sono stato raggirato.

«Sapevo che Chiara viveva da sola in casa, ma vedevo la madre che ogni due o tre giorni saliva con delle buste e scendeva dopo qualche minuto con altre buste che andava a depositare nei contenitori della spazzatura, sempre un po’ lontano dal palazzo. Come avrei potuto pensare che la ragazza viveva nelle condizioni inaudite nelle quali è stata trovata? Del resto la donna di lei non parlava mai. Qualche volta, invece, mi diceva del nipotino che vive in Toscana. Mi ha anche fatto vedere delle foto. Ma sulla figlia è sempre rimasta in silenzio. Non parlava e non faceva avvicinare nessuno alla porta di casa».


martedì 4 marzo 2014 - 00:55
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