Corruzione, gip napoletano agli arresti:
«Favori in cambio di regali»

di ​Viviana Lanza

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Stoviglie per il ristorante di cui era socio, il furgone in prestito per trasferire un po' di cose da Napoli a San Teodoro, la disponibilità di un appartamento a Olbia. E ancora, un consistente sconto sull'acquisto di una Smart, un computer Apple, la possibilità di recuperare una parte dei beni che i ladri avevano portato via dalla sua casa. A leggere le accuse che la Procura di Roma contesta, il magistrato Vincenzo Cristiano, in forza all'ufficio gip del Tribunale di Tempio Pausania, avrebbe fatto più di quello che rientra nelle sue funzioni di giudice, spingendosi ad accettare favori che gli inquirenti hanno inquadrato in un contesto che li ha spinti a ipotizzare il reato di corruzione in atti giudiziari.

E con questa ipotesi di reato per il giudice Cristiano, napoletano di origini, sono stati disposti gli arresti domiciliari in Campania. Agli arresti anche due imprenditori con interessi in Costa Smeralda. Sono Manuel Spano, olbiese, imprenditore nel settore degli spettacoli e titolare di un'azienda che organizza concerti ed eventi musicali, e Umberto Galizia, napoletano, imprenditore prima nel settore dei videogiochi e poi della ristorazione. A Galizia la misura cautelare non è stata ancora notificata perché l'imprenditore si trova all'estero e pare che a breve possa decidere di presentarsi all'autorità giudiziaria italiana per farsi notificare il provvedimento e chiarire la sua posizione. L'inchiesta riguarda episodi avvenuti in Sardegna. Quando nel registro degli indagati è comparso il nome del magistrato, la competenza sulle indagini è passata alla Procura di Roma.

Il fascicolo è affidato al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al sostituto procuratore Stefano Rocco Fava, competenti a indagare sui magistrati sardi. I provvedimenti cautelari sono firmati dal gip Giulia Proto che ha respinto la richiesta della Procura di custodia cautelare in carcere e ha deciso per la misura più lieve degli arresti domiciliari. Le accuse sono tutte ancora da chiarire. Si parla al momento di ipotesi di reato e vale per gli indagati la presunzione di innocenza.

C'è un sospetto che aleggia sui fatti finiti al centro dell'inchiesta e riguarda la possibilità che il magistrato Cristiano, che fino a un anno fa risultava tra i soci di un ristorante, abbia condizionato alcune sue decisioni da giudice per favorire amici imprenditori in cambio di favori. Un sospetto grave ma che al momento non equivale a una affermazione di responsabilità. Il magistrato, come i due imprenditori indagati, avrà modo di difendersi, chiarire la propria versione dei fatti e fornire la propria chiave di lettura degli episodi che ora sono agli atti e sotto la lente di ingrandimento della Procura capitolina. Ma cosa gli contestano i colleghi di Roma?

Per l'accusa, Vincenzo Cristiano avrebbe assolto l'imprenditore olbiese da un'accusa di stalking e avrebbe firmato la scarcerazione dell'altro imprenditore amico quando questi finì sotto inchiesta per un tentativo di estorsione. Di qui l'ipotesi di corruzione in atti giudiziari. L'inchiesta è nata circa due anni fa dopo la segnalazione dei carabinieri della tenenza di San Teodoro. I militari furono insospettiti dal comportamento del giudice Cristiano che si presentò nei loro uffici per avere informazioni su un controllo che era stato fatto sulla società di cui era socio. Cristiano si presentò come magistrato in servizio al Tribunale di Tempio Pausania, lasciò ai carabinieri i propri recapiti e chiese di essere aggiornato sugli eventuali sviluppi dell'accertamento. Si scoprì che un socio della società in questione era un personaggio coinvolto in un'inchiesta per traffico di sostanze stupefacenti. 

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Venerdì 2 Dicembre 2016, 08:25 - Ultimo aggiornamento: 02-12-2016 08:25
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