Ecoreati, i magistrati bocciano la nuova legge: «Manca tutela ambientale»

Ecoreati, i magistrati bocciano la nuova legge: «Manca tutela ambientale»
di Tina Cioffo
Lunedì 25 Settembre 2017, 18:40
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Normativa insufficiente, controlli deboli e agenda politica distratta. La due giorni del Forum internazionale sull’economia dei rifiuti promosso dal Consorzio Polieco dei rifiuti a base di polietilene non ha risparmiato denunce. Mettendo insieme il mondo dell’impresa del riciclo, la legislazione nazionale ed europea, delle attività della magistratura e della ricerca, le dinamiche della gestione illecita dei rifiuti sono state approfondite sotto ogni punto di vista. Nette critiche alla nuova legge sugli ecoreati sono state riservate dal magistrato Gianfranco Amendola, pretore d’assalto autore di migliaia di inchiesta sulla tutela dell’ambiente. «Qualificando tutte le violazioni ambientali come ecomafia, si rischia di ingenerare l’opinione che ogni anno siano perseguiti migliaia di reati commessi da organizzazioni criminali - ha detto Amendola - invece è esattamente il contrario visto che la nuova legge ha fornito solo una procedura per evitare ai responsabili degli ecoreati il processo penale». «A far danno - secondo Catello Maresca, sostituto procuratore presso la Dda di Napoli - è anche l’assenza della tutela ambientale fra le priorità nell’agenda politica del nostro Paese».

«Il momento repressivo è invece, particolarmente necessario per colpire gli imprenditori criminali e prevederne l’espulsione dal mercato», ha rincarato Alessandro Milita, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, e già pm del processo Resit che ha condotto alla sentenza storica di condanna nei confronti dell’imprenditore ecomafioso Cipriano Chianese, per disastro ambientale ed inquinamento della falda acquifera. «I punti su cui il legislatore dovrebbe intervenire - secondo Milita - riguardano i delitti già realizzati ma non ancora accertati. Ci sono infatti, una serie di bombe chimiche, inesplose o parzialmente esplose e in questi casi il problema è quello di considerare il reato ancora in fieri poiché, anche se è stato compiuto decenni prima e non si è ancora manifestato. E questi delitti dovrebbero essere puniti e non prescritti».

Per disinquinare il mercato, questo il tema del Forum arrivato alla nona edizione «è necessario – per il direttore Polieco, Claudia Salvestrini- stringere le maglie della legalità al fine di garantire la leale concorrenza fra le imprese del settore del riciclo, la tutela dell’ambiente e la salvaguardia della salute». E allora intensificare i controlli rispetto al rilascio delle autorizzazioni per gli impianti che spesso non hanno i requisiti necessari per gestire cumuli di rifiuti, è fondamentale. Impianti pronti a ricevere rifiuti solo nella logica di un mero profitto economico senza che questo sia però supportato da una adeguata e legale capacità di smaltimento. In alcuni casi mancano anche delle più elementari misure di sicurezze come un sistema antincendio o muri di compartimentazione.

L’Eco X di Pomezia vicino Roma, ne è sicuramente un esempio, visto che a maggio ha continuato a bruciare per giorni, eppure Polieco ne aveva già denunciato le deficienze nel 2006. Una lunga scia di incendi negli impianti di trattamento che da maggio ad oggi ha superato 80 casi coinvolgendo Sicilia, Lazio, Campania, Lombardia, Emilia Romagna. Tre solo in Campania con rifiuti in fiamme nel sito di Bellona, di Gricignano d’Aversa e di Villa Literno. Dagli impianti alle discariche, la priorità è bonificare anche per azzerare il debito che l’Italia ha con la comunità europea. «Nel 2014 siamo stati condannati a pagare 39milioni di euro ogni sei mesi, ora siamo scesi a 16 milioni di euro. L’obiettivo è però azzerare la cifra, bonificando tutti i siti censiti nel ’86», ha detto il generale Giuseppe Vadalà commissario per le bonifiche nazionali, dallo scorso marzo. «L’Italia non deve continuare a perdere fondi comunitari, deve aumentare ulteriormente la raccolta differenziata, promuovere azioni normative concrete sulla gestione delle discariche e stanziare maggiori fondi per stimolare il riciclo», ha commentato Helmut Maurer, della direzione generale Ambiente della Commissione Europea. 
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