Faide e latitanti eccellenti, vertice tra magistrati e investigatori per fermare la mattanza

di Giuseppe Crimaldi

È la seconda volta in pochi giorni che in Procura si riuniscono inquirenti e investigatori. La prima volta era accaduto venerdì, all’indomani dell’arrivo in città del ministro dell’Interno Angelino Alfano, che aveva presieduto un comitato straordinario per l’ordine pubblico in Prefettura. In quella stessa giornata segnata dall’appello del numero uno del Viminale a far tacere le armi la camorra aveva replicato, come sempre, a modo suo: facendo entrare in azione per ben due volte i sicari in due diverse zone della città e ammazzando due giovani. Nel volgere di meno di ventiquattr’ore era arrivato il terzo omicidio, questa volta a Marigliano. Boatos di guerra anche dietro le «stese» e i raid intimidatori che terrorizzano tanta gente innocente costretta a subire una sorta di coprifuoco criminale. Di qui la decisione di riunire attorno allo stesso tavolo gli investigatori - in primis carabinieri e polizia - impegnati nelle indagini passate e recenti. Una occasione per fare il punto della situazione, ma anche per programmare le imminenti risposte dello Stato ai clan scatenati. Bocche cucite e nessun commento tra i pm. Ma appare chiara la volontà di andare avanti, anche in questa che è una delle fasi più acute dell’emergenza legata alla criminalità organizzata. Il clima è quello di attesa. Il riserbo imposto dalla segretezza di atti d’ufficio delicatissimi impone di non dire altro. Ma è chiaro che a breve la risposta giudiziaria arriverà, sia in termini di misure cautelari personali che patrimoniali. Napoli è una polveriera, ma la Procura ha il quadro più lucido di una situazione che, per quanto estremamente dinamica, è cristallizzata negli atti d’indagine. Ci sono al momento decine di fascicoli già trasmessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli all’Ufficio del Giudice per le indagini preliminari che attendono di trasformarsi in ordinanze. Ma c’è da prendere atto di un punto, che peraltro non è una novità: purtroppo non sempre i tempi e le dinamiche imposte dalle faide di camorra e dagli omicidi corrispondono a quelli che regolano i tempi della giustizia. Anche di questo si è discusso ieri, facendo il punto sui fascicoli già trasmessi e in attesa di trovare una(eventuale) esecuzione. Lo stesso ministro dell’Interno Alfano aveva sottolineato che rispetto al dato nazionale, Napoli resta drammaticamente al primo posto per il numero di omicidi commessi nell’ultimo anno. Gli ultimi tre omicidi non hanno che aggravato il quadro complessivo. Giovedì scorso due raid: il primo messo a segno contro Giuseppe Calise, 24 anni, ucciso nel rione don Guanella, nella periferia nord. Il secondo agguato, sei ore dopo, è stato invece commesso a Bagnoli, dove è stato assassinato il 24enne Pasquale Zito. Nemmeno 24 ore, ed ecco che i killer - questa volta a Marigliano - uccidono Francesco Esposito, 33 anni, già noto alle forze dell’ordine per precedenti per droga.
Lunedì 8 Febbraio 2016, 21:30 - Ultimo aggiornamento: 08-02-2016 21:30
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