Inchiesta Romeo, il funzionario:
«Senti, ti volevo dire di mia figlia...»

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di ​Viviana Lanza

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«Senti, che ti volevo dire...mmh...mia figlia?». «Non sono proprio informato di quello che hanno fatto i miei uffici. Domani me ne occupo, sto tornando a Napoli». «No perché non ha chiamato nessuno». «Va bene, ci penso io». È il passaggio di una conversazione telefonica tra Emanuele Caldarera, dirigente del Ministero della Giustizia, e Alfredo Romeo, l'imprenditore patron della Romeo Gestioni spa. Caldarera è da alcuni mesi direttore generale per la gestione e la manutenzione degli uffici e degli edifici giudiziari a Napoli e Romeo è già coinvolto nel caso Consip e al centro delle inchieste delle Procure di Napoli e Roma. Una delle sue aziende si occupa del servizio di pulizia nel Palazzo di Giustizia del Centro direzionale.

La telefonata tra i due ha toni colloquiali. Per gli inquirenti potrebbe svelare fatti che varcano i confini della legalità ipotizzando che la domanda fatta da quel padre all'imprenditore, patron di un'azienda dove la figlia ha tenuto un colloquio, celi uno scambio di favori. L'indagine mira a fare chiarezza. Le perquisizioni eseguite dai carabinieri nella villa di Caldarera a Villanova del Sillaro nel Lodigiano, nell'ufficio del dirigente a Palazzo di Giustizia e alla Romeo al centro direzionale nascono da queste esigenze investigative. I pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano indagano per un'ipotesi di corruzione. Sospettano che Caldarera si sia impegnato a sbloccare alcune fatture, che il suo predecessore aveva sospeso in attesa di verifiche sulla regolarità dei conteggi fatti dall'azienda, in cambio dell'assunzione della figlia nel gruppo Romeo e del trasporto di masserizie dall'ufficio romano a quello di Napoli. Il trasloco risulta avvenuto il 24 ottobre a carico della Romeo Gestioni.

E nella vicenda gli inquirenti coinvolgono anche due dipendenti dell'imprenditore, Agostino Iaccarino, supervisore delle commesse sud per conto della Romeo Gestioni, e Tommaso Malerba, geometra e coordinatore, per la società, della commessa di pulizie presso il Palazzo di giustizia. Anche in questo caso sono le intercettazioni a mettere gli inquirenti sulla pista. Significativa, per l'accusa, è la telefonata tra Iaccarino e Caldarera: «Non sei venuto più poi?». «Ancora no...prendo martedì» replica il dirigente spiegando che la sua nomina deve essere ancora registrata. «Non perché voglio sapere i fatti tuoi...ma tutto è fermo, e capirai che ci sono anche tutte le fatture...perché ferme» gli fa notare il supervisore delle commesse della Romeo Gestioni. 

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Venerdì 17 Marzo 2017, 08:50 - Ultimo aggiornamento: 18-03-2017 08:22
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