Ischia, film porno girati sull'isola
scarcerato il regista Casanova

di Massimo Zivelli
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ISCHIA - «Scarcerato dal tribunale del riesame». Andy Casanova dalle sue pagine facebook annuncia a breve la pubblicazione di un video nel quale dirà la sua verità in relazione alla nota inchiesta sulla pedopornografia on line, nella quale è rimasto coinvolto. Andrea Rolli - questo il vero nome del regista porno, fra i più famosi e chiacchierati d'Italia - ha lasciato dopo Capodanno il carcere fiorentino di Sollicciano, nel quale era stato rinchiuso all'indomani del suo arresto, avvenuto a Ischia ad opera della guardia di finanza di Viareggio.

Casanova è dunque libero, dopo che il Tribunale del Riesame di Firenze ha annullato la misura cautelare ordinata dal Gip Anna Liguori: accolto il ricorso che era stato presentato dai primi difensori del porno regista, gli ischitani Bruno Molinaro ed Ivan Colella.
Com'è noto, i due legali isolani dopo aver prodotto l'istanza, si dimisero dall'incarico scatenando vivaci polemiche in seno all'avvocatura napoletana, con alcuni esponenti di spicco della Camera Penale partenopea che intervennero per censurare l'atteggiamento dei loro colleghi isolani.

Per i giudici fiorentini che hanno valutato il ricorso, non è provata la volontarietà di Rolli nel condividere con altre persone materiale che forse è stato scaricati da internet anche in maniera fortuita. Allo stesso tempo i giudici hanno stabilito che al momento non esiste alcun pericolo di fuga, nè di reiterazione del reato. Rolli, detenuto a Sollicciano dallo scorso 11 dicembre, ha sempre sostenuto di essere estraneo ai fatti che gli vengono invece contestati dal pm Andrea Cusani.

«I 138 file con bambini immortalati in atti sessuali con adulti, ritrovati sul suo computer dai militari della Guardia di Finanza di Viareggio durante una verifica fiscale, erano stati scaricati senza volontarietà - si legge nel ricorso presentato da Molinaro - e il programma Emule, di cui si faceva riferimento nell'ordinanza custodiale, garantisce notoriamente il contatto tra tutte le persone che lo utilizzano, consentendo loro di scambiare file di qualsiasi natura, in ogni parte del mondo. I file scaricati vengono cioè resi automaticamente condivisibili agli altri utilizzatori».

«In tema di pornografia minorile - si legge ancora nel ricorso - la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di divulgazione di materiale pedopornografico implica la volontà consapevole di divulgare o diffondere lo stesso per cui l’utilizzo, per lo scaricamento di file da internet, di un determinato tipo di programma di condivisione, quale Emule o simili, non è affatto sufficiente di per sé a far ritenere provata la volontà di diffusione del materiale».
domenica 6 gennaio 2013 - 12:05
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