Il Vaticano chiama Diego: interverrà il Papa sul caso del giovane molestato

di Mariagiovanna Capone

Il telefono squilla in mattinata. Diego Esposito ascolta in silenzio per poi lasciarsi andare a un pianto liberatorio. Dall'altro capo c'è il suo avvocato che ha appena ricevuto una telefonata da monsignor Giovanni Angelo Becciu, sottosegretario per gli Affari Generali del Vaticano. Parla a nome di papa Francesco e chiede che lo sciopero della fame iniziato dodici giorni prima termini immediatamente, per non mettere a rischio la salute dell'uomo, non prima di averlo rassicurato «che sarebbe intervenuto personalmente sulla Congregazione della dottrina della fede e sulla Curia di Napoli, sollecitando una rapida chiusura dell'inchiesta aperta due anni fa a carico di don Silverio Mura».

Dodici giorni, in cui il 40enne di Ponticelli ha sperato che quel suo gesto potesse smuovere le coscienze di chi aveva in mano il suo carteggio, relativo agli abusi subiti dal sacerdote che gli faceva da insegnante di religione quando di anni ne aveva appena tredici. Un gesto importante, significativo. Che per la prima volta mostra la volontà da parte del Vaticano di far luce su una vicenda torbida. Tuttavia, se in breve tempo non ci sarà una svolta o chiarimenti sul caso, Diego riprenderà nuovamente lo sciopero della fame. Perché più che del cibo, oggi ha fame di giustizia. Gli abusi sono riemersi soltanto cinque anni fa, dopo un'accurata psicoterapia in seguito a problemi di salute molto dolorosi e non supportati da patologie fisiche. Il dolore Diego ce l'aveva e ce l'ha ancora nell'anima. Diego, perché ha voluto iniziare lo sciopero della fame?«Perché da troppo tempo chiedevo di conoscere l'evoluzione del processo che mi vede vittima di abusi da parte di don Silverio Mura. Ci sono stati troppi silenzi, troppe reticenze, ero stanco». La telefonata di papa Bergoglio le sta ridando fiducia?«Sicuramente. È la seconda volta che ascolta le mie urla disperate, avrebbe potuto tacere come invece ha fatto la Curia, che ha provato anche a screditarmi. Il mio appello credo sia arrivato al suo cuore invece. Ma voglio precisare che lo sciopero della fame è soltanto sospeso, non interrotto. Nel caso non dovessi avere delle notizie concrete sono pronto a riprendere il digiuno. E con me chi non mi ha lasciato solo nella protesta, come Francesco Zanardi, il portavoce della onlus Rete L'Abuso».Crede che il suo esempio possa servire per altre vittime, a farsi avanti e denunciare?«Me lo auguro. Quando l'anno scorso fu trasmesso il video che avevo registrato di nascosto a Chi l'ha visto? in tanti si fecero avanti, riconoscendo in don Silverio Mura anche il loro aguzzino. Fu un momento molto doloroso per me, incontrarlo e affrontarlo mi procurava sofferenza fisica ma dovevo farlo. La gente doveva sapere. Perché nonostante le denunce in curia, gli è stato permesso di continuare a insegnare ad altri bambini. Assurdo, non potevo permetterlo». Lei è credente?

«Molto, lo sono nonostante ciò che ho vissuto. La fede non mi è stata strappata via, l'innocenza sì. Ma quella è colpa di un uomo. E credo molto che papa Francesco possa fare qualcosa di concreto per allontanare persone che hanno fatto del male». Ricorda quando il trauma della violenza è riemerso?«Ho difficoltà a ripensare quei momenti. Conducevo una vita apparentemente serena, avevo rimosso quella ferita. Ero guardia giurata, sposato e con tre splendidi figli. Mi sentii male sul posto di lavoro, svenni, ma da svariati esami non emergeva niente. Solo dopo aver iniziato una psicoterapia ho iniziato a ricordare, prima frammenti poi dettagli. Così ho capito perché avevo iniziato a star male: mio figlio aveva compiuto 13 anni, l'età che avevo io quando subii la prima violenza. È stato questo che mi ha dato forza, i miei figli, la mia famiglia».

Era il 2010, denunciaste immediatamente pur sapendo che il reato era prescritto...«La Curia doveva sapere. Ma la vicenda giudiziaria ha avuto solo rallentamenti. Dopo aver avuto rassicurazioni dal Vaticano sull'apertura di un procedimento a carico del sacerdote, nel marzo 2014, dopo aver deposto davanti ai delegati della Congregazione per la dottrina della fede nell'arcidiocesi di Napoli, padre Luigi Ortagli e don Orlando Barba, siamo ancora in attesa di conoscere l'esito delle indagini. Quasi due anni ma siamo ancora su un binario morto».In tutto questo tempo nessuno vi ha mai informato?«A novembre mi scrivono una mail dicendo che dovevo presentarmi in Curia per avere notizie sul processo a patto di sottopormi a ulteriori perizie psichiatriche. Accettai, ma a condizione di poter portare anche il mio medico per essere certo che tutto si svolgesse regolarmente e le perizie corrispondessero alla mia reale condizione di salute mentale. Non risposero. Di qui la decisione dello sciopero della fame. Mi hanno fatto sentire violentato due volte. Ora aspetto che sia fatta giustizia».
Domenica 31 Gennaio 2016, 14:18 - Ultimo aggiornamento: 31-01-2016 14:21



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